
È iniziato marzo, l’Inter è in fuga e le altre squadre sembrano impegnate in una lotta per la qualificazione in Champions che ogni settimana sembra farsi un po’ più disperata - «Una questione di vita o di morte» l’ha definita Spalletti. E così, all’improvviso, il Milan è vicino all’acquisto di un nuovo giocatore. Lo ha fatto a calciomercato chiuso e distante, arrivati quasi alla metà esatta tra la sessione invernale finita e quella estiva che deve ancora iniziare.
Il calciatore si chiama André, è brasiliano, gioca nel Corinthians, e ha vent’anni.
Ora: non capita, ormai, più tanto spesso che le squadre italiane riescano in questo tipo di operazioni. Comprare un giocatore considerato un talento, in anticipo rispetto all’apertura del mercato, facendo un investimento significativo. Per André, si dice, il Milan pagherà 17 milioni di euro (15 fissi più 2 di bonus). Soprattutto, non capita spesso che le squadre italiane riescano a mettere le mani sui talenti brasiliani. Il Brasile il calcio è ricco e non ha più bisogno di vendere male e di fretta come faceva qualche anno fa. Se è costretto a vendere di fretta, è sempre di fronte a un’offerta generosa - che viene quasi sempre dall’Inghilterra, o dal Real Madrid, nel caso delle eccellenze assolute del Paese.
Gli ultimi brasiliani che il Milan ha comprato in anticipo sono, forse, Kakà e Pato.
Allora viene naturale avere un po’ di hype; o quanto meno un’attesa leggermente più intensa del solito. Anche perché se i migliori talenti europei si conoscono a fondo già quando sono minorenni, quelli sudamericani - almeno quelli meno reclamizzati - si portano dietro un certo grado di esotismo misterioso. E quindi, chi è André? È forte?
Compirà vent’anni a giugno ma non ha bisogno di formarsi ulteriormente a livello fisico. Guardandolo giocare anche per pochi minuti ci si accorge che si tratta di un giocatore dominante a livello atletico. È alto oltre il metro e 80, ma ha il baricentro basso, gambe grosse, polpacci ipertrofici. È uno di quei giocatori a cui stanno stretti i pantaloncini. Nel duello corpo a corpo è difficile da arginare, e usando il fisico André riesce anche ad aggirare i propri limiti tecnici.
Non stiamo certo parlando di un fenomeno, sul piano tecnico. Non è il più elegante in campo, quando si tratta di portare palla. Sembra sempre sul punto di sbagliare un controllo, o inciampare, eppure riesce sempre un po’ meglio di quanto ci possiamo aspettare; ha un buonissimo primo controllo e sui primi passi ha uno strappo notevole che gli permette anche di essere un tantino impreciso. Sa fare tutto piuttosto bene, e la sua intensità in campo sembra renderlo già pronto a livello fisico per il calcio europeo. Stiamo parlando di un giocatore che nasce come terzino destro, ma che nel Corinthians gioca soprattutto da esterno sinistro offensivo del 4-2-3-1. Un ruolo forse troppo avanzato per le sue caratteristiche, che dice più sullo stile difensivo dell’allenatore attuale del Timão, Dorival Júnior. D’altro canto, Dorival ha avvicinato André alla porta anche per sfruttare la sua migliore qualità, un tiro in porta secco, forte, preciso, che riesce a esplodere da varie parti del campo. Questo è un tiro di destro da oltre trenta metri.
Questo un tiro di sinistro di prima davvero notevole, per forza e coordinazione.
La sua interpretazione del ruolo è da centrocampista. Non esagera nel cercare l’uno contro uno, dribbla quando è costretto, calpesta soprattutto zone centrali del campo, va raramente sul fondo alla ricerca del cross.
André è al Corinthians da quando ha dieci anni, ma è dall’arrivo di Dorival che ha iniziato a trovare più spazio. Il tecnico è sembrato particolarmente infastidito dalla sua cessione, mostrandosi scettico sulla possibilità di rimpiazzarlo con un altro giocatore dal settore giovanile: «Quando ha iniziato a giocare ci siamo accorti subito delle sue qualità»; e poi è sembrato scoraggiato: «Sono venuto per mettere insieme squadre con la possibilità di vincere, non voglio ricostruire squadre continuamente». Forse anche per le pressioni di Dorival, la cessione non è ancora arrivata alla sua completa ufficialità - si aspetta l’approvazione del presidente Osmar Stabile.
Ad agosto del 2025 ha firmato un nuovo contratto fino al 2029, con una clausola rescissoria alzata a 100 milioni di euro per i club stranieri. Una precauzione presa in una situazione finanziariamente difficile per il club.
A questo punto vi sembrerà troppo piccola la cifra spesa dal Milan per acquistarlo, 17 milioni. Piccola se volete sognare su un talento brasiliano di vent’anni. Bisogna però considerare due cose. La prima è che André non è considerato tra i migliori talenti del paese - a differenza, per esempio, del suo compagno di squadra Breno Bidon. A quanto pare a livello giovanile André era considerato una specie di “brutto anatroccolo”, e nelle selezioni giovanili del club era spesso in panchina - e secondo alcune fonti è andato anche vicino a essere svincolato. Viene da pensare che sia stato soprattutto il suo sviluppo fisico, che oggi lo rende uno dei giocatori più forti nei duelli, ad avergli permesso di colmare la distanza con i compagni più bravi di lui magari sul piano tecnico. Quando è cresciuto, nell’Under 17 del club, è stato avanzato da centrocampista difensivo, dove spiccava la sua forza uomo contro uomo; ma dove André ha anche iniziato a fare gol con continuità; a sembrare un giocatore con un peso diverso.
La seconda ragione per cui André è costato una cifra tutto sommato contenuta, è che il Corinthians versa in condizioni finanziarie disastrose. A gennaio del 2025 la corte di San Paolo ha congelato i conti del club per un debito di 7 milioni di dollari con lo sponsor Pixbet. Il debito complessivo del club sarebbe di oltre 300 milioni di dollari. Ad agosto al Corinthians è stato imposto il blocco del mercato, revocato solo a gennaio scorso, quando il club ha versato i 41 milioni di dollari di debito di 6,2 milioni contratto con il Santos Laguna.
Insomma: il Corinthians versa in condizioni finanziarie difficili ed è costretto a vendere a condizioni meno favorevoli i suoi migliori giocatori. André costava di più, e probabilmente avrebbe avuto bisogno di qualche mese in più per essere venduto ancora meglio. Le notizie di calciomercato su di lui circolavano da qualche settimana, compresa una che voleva l’Inter attenta al giocatore. Va considerato anche che André è un giocatore in crescita: pur essendo diventato titolare nella seconda parte dell’anno scorso, è all’inizio del 2026 che sta mettendo insieme le prestazioni più significative e incoraggianti.
Con André, il Milan non acquisterebbe un predestinato, ma un giocatore solido e promettente, con qualità che sembrano adatte al nostro campionato: la verticalità, la forza nei duelli corpo a corpo, la capacità di far gol. André non è certo uno di quei centrocampisti a cui far toccare 80 palloni a partita, e anche per questo al Corinthians è stato schierato più lontano dal centro del gioco. Bisognerà capire in Serie A come verrà sviluppato, un giocatore con un’evoluzione tecnico-tattica così peculiare. Un terzino trasformato in regista e poi trasformato in ala; che ha giocato tanto a destra quanto a sinistra. Le persone interne al Corinthians ne hanno però sempre elogiato professionalità e serietà, che sono probabilmente alla base della sua capacità di migliorarsi. Uno degli aspetti più sottovalutati nella valutazione dei calciatori.
Un altro aspetto da considerare, per il Milan, è la sua tendenza agli infortuni. Un anno fa è stato operato per risolvere un’infiammazione cronica al tendine rotuleo del ginocchio sinistro; alcuni mesi dopo si è rotto i legamenti della caviglia destra. Insomma: André è tanto forte fisicamente, quanto fragile.
Oggi André è ancora un po’ farraginoso nella gestione del possesso, troppo verticale e talvolta lento nel liberarsi della palla. Non è aiutato da una certa imprecisione di tocco generale. L’impressione però è che André debba restare a centrocampo; e che abbia potenziale di sviluppo a livelli più alti arretrando e diventando una mezzala. Una mezzala offensiva e libera di giocare nei pressi della porta avversaria. Quelli che in Brasile vengono considerati “difetti tecnici” - una scarsa naturalezza nei gesti tecnici - in Italia dovrebbero essere molto relativizzati. Se riuscirà a tenere alto il livello di intensità fisica - come sembra poter fare. André è un giocatore da duelli: in Serie A si troverebbe nel suo acquario.

