
Nel capolavoro dei Fratelli Coen del 2007 Non è un paese per vecchi, l'antagonista del film Anton Chigurh ha l'abitudine di "mettere in palio" le vite di chi potrebbe uccidere con un lancio della monetina. Se vincono, sopravvivono, se perdono, vengono uccisi. All'inizio lo fa con il gestore di una pompa di benzina, che ingenuamente chiede a Chigurh cosa ci sia come posta in questo lancio della moneta, e lui risponde: «Tutto quello che hai messo per tutta la tua vita fino a questo momento». Il gestore riesce ad azzeccare la scelta e sopravvive, solo e unicamente perché il caso ha voluto così.
Concedetemi un parallelismo con Napoli-Chelsea di qualche giorno fa. Il Napoli si gioca tutto quello che ha messo fino a quel momento, è già sotto per un rigore scellerato concesso da Juan Jesus. Quasi tutti i big sono infortunati, e gli unici in grado di poter provare una giocata sembrano Scott McTominay, marcato a vista dal Chelsea, e Eljif Elmas, non proprio uno a cui affideresti un lancio di monetina decisivo per la tua vita.
Al 33', a seguito di un rimpallo di Hojlund, la palla arriva ad Antonio Vergara, che è da solo contro tre avversari del Chelsea. È un gol che ha descritto Daniele Manusia ne "La Giocata", la rubrica settimanale della nostra newsletter Stili di Gioco (se non siete ancora abbonati non sapete cosa vi state perdendo, potete rimediare qui). "«La provo in allenamento, tutti mi prendono in giro, mi dicono che mi accartoccio», ha detto Vergara. E però lui ci ha provato lo stesso. In Champions League. Contro il Chelsea. Sotto di un gol a zero. Quando molti dei suoi compagni si erano ammosciati, lui si è accartocciato per fare una specie di veronica sporca ma efficace. Non è proprio una veronica, perché usa solo il piede sinistro, sia per fermare che per riportare avanti il pallone, facendo da scudo con il corpo. Ma è bello il tocco di suola con cui prepara il tiro, che poi effettua quasi di punta, cadendo".
Qualche giorno dopo, questo sabato, l'ha rifatto di nuovo. Su un lancio lungo di Alex Meret la palla si ferma a metà tra Hojlund e Pongracic, che ha un attimo di esitazione. Vergara parte dietro a Brescianini, ma lo brucia nello scatto, sfrutta l'indecisione di Pongracic e si ritrova a portare palla in mezzo a quattro giocatori della Fiorentina. Gli bastano due tocchi per segnare. Il primo per allungarsi la palla e superare tutti sulla corsa, il secondo per metterla perfettamente all'angolino, dal limite dell'area, dove De Gea non può fare nulla. Una giocata "economica", dove tutto è essenziale al risultato: il gol.
La scorsa estate non era nemmeno sicuro che Vergara rimanesse nella rosa del Napoli. Il ventitrenne di Frattaminore ha fatto tutto il ritiro estivo con il Napoli, una squadra che sul mercato ha speso più di 200 milioni e che nel ruolo di Vergara prevedeva giocatori come Kevin De Bruyne. Poteva andare via in prestito, ma Vergara trova un po' di spazio nel precampionato incontrando anche la fiducia di Antonio Conte che decide di farlo rimanere. «Secondo me ha delle qualità, ha una struttura fisica che può reggere. [...] La mia volontà è che rimanga e che lavori con noi come Hasa l'anno scorso [...] secondo me stare con noi e darci una mano gli potrà far piacere». Un discorso che Conte fa, subito dopo e similmente, anche per Giuseppe Ambrosino, prodotto del vivaio come Vergara e 2003 come lui.
Il Corriere dello Sport in estate parla di un possibile prestito di Vergara in qualche squadra di bassa Serie A o una "alta" di B che punta alla promozione come l'Empoli. Libero lo cita tra i tanti esuberi del Napoli di cui Manna vorrebbe provare a liberarsi. Se Vergara e Ambrosino alla fine rimangono è anche per una certa realpolitik: per le liste della Serie A servono 4 giocatori del vivaio e 8 italiani, e il Napoli di giocatori cresciuti nel vivaio negli ultimi anni ne ha prodotti pochissimi. Persino il napoletanissimo Pasquale Mazzocchi a Napoli non ci ha mai messo calcisticamente piede, essendo cresciuto nei vivai di Benevento ed Hellas Verona.
Quindi oltre al gradimento di Conte è necessario che Vergara e Ambrosino restino per una questione di liste, assieme al terzo portiere Nikita Contini, poi a gennaio si vedrà.
La scorsa stagione sia Ambrosino che Vergara hanno giocato in Serie B. Il primo, una punta, è andato in prestito al Frosinone e ha messo a segno 5 gol e 4 assist. Non cifre clamorose, in 2223 minuti, ma in questo momento storico abbastanza per farti convocare in Under 21, e così ha partecipato agli Europei di categoria segnando anche nei quarti contro la Germania. Vergara invece è andato in prestito alla Reggiana, mettendo a segno 5 gol e 6 assist in 32 partite in più o meno gli stessi minuti di Ambrosino.
Tra l'altro il gol è anche tecnicamente pregevole, in un momento complesso.
Vergara però in Nazionale non ci è andato. In realtà non ci va dal 2022 e dall'Under 19, mentre in nazionale Under 20 è stato solo convocato senza mai scendere in campo. Eppure nelle giovanili Vergara si era fatto notare. La sua ultima stagione in Primavera 1 era stata da luce creativa di una squadra neopromossa (e salva solo ai playout), 2 gol e 11 assist giocando alle spalle proprio di Ambrosino, che quell'anno anche grazie agli assist di Vergara ha vinto il capocannoniere con 19 marcature.
Dopo un primo anno discreto alla Pro Vercelli in C la crescita di Vergara si è fermata per un anno intero, a soli 20 anni, con la rottura del legamento crociato della sua gamba "forte", la sinistra, nel settembre 2023 durante il suo primo anno di prestito alla Reggiana. Per un talento senza grosse "protezioni" o hype dietro poteva essere una condanna a una dimensione minore. La monetina non sembrava essere andata dalla sua parte.
Come prevedibile Vergara trova poco spazio nel Napoli campione d'Italia. Nonostante gli elogi di Antonio Conte, il giovane trequartista è come quei giocatori italiani di Serie A di basket che vengono presi per le liste ma usati solo come "corpi" durante gli allenamenti. Alla fine il paragone di Conte era con Luis Hasa, che sarà pure migliorato allenandosi con la prima squadra ma nella stagione 2024/25 aveva accumulato 0 presenze, e quest'anno è andato in prestito alla Carrarese, in Serie B. Alla fine Conte è lo stesso allenatore che dopo una sconfitta subita in rimonta dal Borussia Dortmund in Champions League quando era all'Inter aveva detto: «A parte Godin nessuno ha vinto niente qui, a chi chiedo qualcosa in più? A Barella che arriva dal Cagliari? A Sensi preso dal Sassuolo?».
In quel momento Barella aveva già fatto 97 presenze in Serie A e 7 gol con il Cagliari, Sensi 61 con 5 gol. Figuriamoci Vergara, che pure nell'ecatombe di infortuni che travolge il Napoli, tra cui De Bruyne nel suo ruolo, al massimo fa 5 presenze tra campionato, Champions e Coppa Italia, per un totale di 99' complessivi. Va poco meglio ad Ambrosino, che di presenze ne fa 4 ma almeno da 107' totali con tanto di titolarità, assieme a Vergara, nel balneare ottavo di Coppa Italia con il Cagliari. Nessuno aveva previsto, neanche nella peggiore delle emergenze, un contributo di Vergara in questa stagione del Napoli.
L'unica partita prima di gennaio in cui erano stati titolari Vergara e Ambrosino.
Non ci credeva granché neanche il padre di Vergara, Giovanni, in cui però possiamo vedere anche una premonizione del futuro di suo figlio. «Non so se partirà in ritiro col Napoli, di queste questioni se ne occupa l’agente. Di sicuro, lavorare al fianco di un campione come De Bruyne può fargli bene perché potrebbe crescere moltissimo. Per la prossima stagione mi auguro il meglio per lui. Conte può essere una garanzia. Antonio è cresciuto molto caratterialmente in questi ultimi 2 anni, calcisticamente deve ancora crescere perchè ha tante qualità e può ancora migliorare. Ha però molto talento e credo che per esplodere debba giocare al fianco di calciatori più forti di lui».
Ad inizio gennaio il destino di Vergara sembra quello di andare in prestito, secondo Tuttosport dietro di lui ci sarebbero Cremonese, Sassuolo, Lecce e Verona. Questa volta però la monetina lanciata da Vergara finisce come lui aveva scelto. Il giovane trequartista subentra a Politano durante lo 0-0 infrasettimanale dei partenopei con il Parma, addirittura gioca 12'. Non molto dopo il suo ingresso David Neres, al rientro da un infortunio, si fa male di nuovo e Politano non è al meglio per la sfida di tre giorni dopo con il Sassuolo.
Con Noa Lang parìa e sul punto di essere ceduto al Galatasaray, Conte non ha molta altra scelta e mette Vergara titolare dal primo minuto. Una scelta in parte sorprendente, perché era previsto che Vergara subentrasse a partita in corso e non certo dall'inizio al posto di un soldato di Conte come Matteo Politano.
La sua prestazione convince abbastanza Conte da riproporlo anche contro la Juventus e nella delicata sfida europea con il Copenaghen. Anche perché nel mentre si è infortunato anche Matteo Politano. Fino all'apoteosi contro Chelsea e Fiorentina dove si è imposto anche come un trascinatore tecnico di una squadra martoriata dagli infortuni e alla ricerca di qualità.
Nemmeno l'arbitro di Juventus - Napoli aveva previsto Antonio Vergara.
Vergara ha portato un po' di leggerezza fisica e tecnica in una squadra che è apparsa sfibrata dagli infortuni e da un calendario congestionato dagli impegni europei. Un giocatore brillante nella corsa e che sembra provare piacere non solo nella fase di rifinitura ma anche nel dare fastidio agli avversari. Nella sfida contro il Chelsea, anche prima del gol Vergara si era fatto notare per il suo costante movimento sulla trequarti ad allungare la difesa, distratta e superficiale, degli inglesi.
All'undicesimo minuto, per esempio, c'è un'azione offensiva significativa di questa aggressività in non possesso di Vergara. All'11' del primo tempo si avventa in scivolata sul rimpallo di Cucurella, poi parte subito in progressione per la trequarti del Chelsea rompendo un contrasto prima di infrangersi sul proprio tentativo sbagliato.
Un giocatore che con la palla non ha minimamente paura di provare anche giocate complicate, come quella in occasione del gol con il Chelsea, e che anzi più volte si "appropria" di ricezioni difficili in cui si ritrova a gestire il pallone spalle alla porta pur di far respirare la squadra. Situazioni in cui anche contro gli inglesi si è districato bene, complice il suo ottimo utilizzo del suo baricentro basso quando deve affrontare i duelli e una certa sensibilità nel capire come posizionare il corpo quando c'è bisogno di prendersi un fallo.
Anche il gol contro la Fiorentina è una dimostrazione del suo uso del corpo.
Vergara dà quindi a Conte, che in estate aveva già lodato le sue doti fisiche, anche una dimensione di pressing cruciale per le squadre del tecnico pugliese e che non stupisce lo abbia messo nel posto di Politano. Il campione è piccolo, ma secondo i dati di Hudl Statsbomb finora Vergara ha 6.88 pressure regains per 90 minuti, ovvero una pressione che porta alla riconquista palla della sua squadra entro i 5 secondi dopo la sua pressione. Un dato che lo pone nel novantanovesimo percentile tra i pari ruolo.
Vergara però è soprattutto un giocatore con una certa sensibilità tecnica, specialmente nello stretto, che abbinata alla sua buona progressione gli permette di essere un giocatore creativo e pericoloso appena ha la palla tra i piedi. Diciamo, in gergo poco tecnico, che gli piacciono proprio le serpentine. Non ha la capacità atletica di David Neres, fondamentale nell'assetto del Napoli di Conte post-De Bruyne, ma ha la personalità di tentare la giocata in un contesto tecnico impoverito dalle tante assenze e che non ha tanti creatori con la palla tra i piedi.
Paradossalmente, proprio il tipo di calciatore tecnicamente sfrontato che da anni in Italia ci si lamenta che non esca fuori. Proprio la storia di Vergara da questo punto di vista è significativa. Un calciatore di 23 anni che viene definito giovane, mentre il resto del calcio europeo continua ad abbassare gli standard da questo punto di vista, e che è arrivato a 22 anni con zero minuti in Serie A e solo una stagione completa in Serie B, dove aveva fatto bene ma non aveva fatto abbastanza neanche per farsi convocare nella principale nazionale giovanile italiana. Eppure siamo qui a commentare di come Vergara abbia segnato e convinto in una partita dentro-fuori di Champions League e una partita di Serie A in cui il Napoli non poteva sbagliare.
È un ragionamento che va al di là della traiettoria futura di Vergara, che ovviamente non posso prevedere. La storia è piena di giovani che vengono lanciati in contesti d'emergenza e sembrano dei piccoli diamanti perché il contesto attorno a loro è depresso. Ma rimane il fatto che Vergara è un calciatore di qualità, quelle qualità che si dice tanto che non ci sono nei nostri vivai e sono spuntate fuori in un giovane del Napoli, una società la cui Primavera è il vero grosso difetto di una gestione oculata.
D'altronde in Napoli - Fiorentina ha giocato Rolando Mandragora, cresciuto a Scampia ma mai a nessun livello nelle giovanili del Napoli. Come ha detto Salvatore Lodi, che ha scoperto Vergara: «Il Napoli non punta su di loro [i napoletani, ndr] perché non ha una vera e propria struttura. Se non c'è un centro sportivo dove vai?».
Non è un problema solo napoletano, però. Magari la parabola di Vergara si fermerà qui, ma intanto ha dimostrato che in Serie A e in contesti più elevati può giocare, a inizio stagione lo avrebbe potuto dire qualcuno? Come ha scritto Charles Onwuakpa su X molte società di Serie A magari vedono anche del potenziale nei propri giovani, ma invece che stabilire un processo di formazione strutturale viene tutto demandato tutto alle scelte degli allenatori. Che in Italia, lo sappiamo, sono avversi al rischio e quindi di conseguenza ai giovani.
Ambrosino nel frattempo è finito ai margini della rosa, complici anche le dichiarazioni del suo procuratore Giuffredi, lo stesso di Vergara, che si è scagliato contro l'utilizzo dei giovani da parte di Antonio Conte riconoscendo che Vergara non avrebbe mai giocato, senza infortuni. Per Ambrosino il lancio della monetina non è andato bene, e chissà a quanti altri è successo lo stesso di cui però non sappiamo niente.