
Una delle domande dell'ultima conferenza stampa pre-partita di Cesc Fabregas ha riguardato Mergim Vojvoda. Vojvoda è arrivato a Como circa un anno fa nell’indifferenza generale, dopo un’ultima stagione al Torino che sembrava averlo segnato come prodotto di scarto della Serie A. Un terzino con l’apparenza di un terzino, atletico ma non abbastanza per il gioco di duelli che ha plasmato l’identità del nostro campionato, tecnico ma non abbastanza per ambire a cambiare ruolo. O almeno così sembrava. Nessuno, a Torino, si sarà strappato i capelli alla sua partenza; nessuno, fuori Torino, se ne sarà nemmeno accorto.
In questi mesi qualcuno se lo sarà ritrovato nel televisore con la maglia del Como e avrà esclamato: come ci è finito Vojvoda al Como? Nell’ultima (mezza) stagione con la maglia granata il terzino kosovaro aveva perso il posto da titolare garantito, e aveva iniziato a essere alternato nel ruolo con Pedersen e addirittura Walukiewicz. Tre giocatori quasi indistinguibili nel panorama della bassa classifica della Serie A, in cui Vojvoda sembrava stesse sfumando per diventare un relitto della nostra memoria.
A Como, però, sorprendentemente Vojvoda ha ricominciato ad avere un ruolo. «Vojvoda a Torino non giocava quasi mai», ha detto l’allenatore catalano, «Qui è diventato un punto di forza straordinario. È troppo competitivo, non vuole perdere niente. Prima della partita lui parla sempre, come Vigorito, fa tantissimo per la squadra. Può giocare meglio o peggio ma conta sempre l'atteggiamento con cui si gioca. Come Strefezza: fa tutto bene, anche se non è un 10».
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