
Da bambino, Gessime Yassine prendeva le uova dal frigo e ci giocava a calcio - rompendole, ovviamente, anche se l’aneddoto sarebbe stato più bello se il bambino prodigio avesse avuto tale sensibilità da riuscire a palleggiarci mantenendo il guscio intatto. Lo ha raccontato la madre, che a sua volta è stata figlia di un calciatore e che dice di conoscere bene il calcio. Il talento di Gessime, a suo avviso, è “innato”. È sempre stato così.
Così come?
Così:
In particolare dobbiamo parlare di quel numero incredibile che fa subito dopo essere caduto a terra e aver fermato il pallone sulla riga, appena prima che uscisse. In quel momento aveva addosso due avversari, a cui sfugge scappando lungo la linea. Gira intorno a quello che lo segue usando l’interno del suo piede preferito, il sinistro. Gira l’angolo e si ritrova davanti un terzo avversario. Non lo ha visto arrivare, anche se forse con la coda dei suoi occhi da serpente lo ha intuito.
Ed è qui che Yassine fa una cosa che persino le telecamere faticano a vedere, una sterzata neymaresca in cui combina l’interno sinistro e quello destro per girarsi. Solo che lui lo fa in assenza totale di spazio, tenendo la palla incollata all’interno del destro ed evitando un nuovo intervento del difensore che ha dietro. A quel punto croqueta destro-sinistro ed è uscito d’impaccio. Il tutto con una fluidità mercuriale, un pesce che sfugge alle mani nude di un gruppo di sub che pensano di averlo stretto in un angolo e di non aver neanche bisogno del fucile.
Ecco, Gessime Yassine ha vent’anni e mezzo, è arrivato allo Strasburgo a gennaio e lo scorso martedì ha giocato la sua prima partita da titolare in Coppa di Francia (vittoria per 2-1). Ha fatto ammattire Keito Nakamura, il terzino sinistro opposto e l’Equipe il giorno dopo ha scritto che: “La luce è venuta soprattutto da lui”.
Nelle ore successive si è iniziato a parlare di un interessamento del Chelsea - che ha la stessa proprietà dello Strasburgo, a cui ha già soffiato l’allenatore, Liam Rosenoir, e a cui il prossimo anno soffierà il miglior giocatore, Emegha. Sono usciti addirittura articoli in cui si dice che adesso Brahim Diaz, a cui mi sa che non perdoneranno mai quel rigore sbagliato in finale, deve stare attento a non perdere il posto in Nazionale - anche perché dopo l’addio di Regragui il nuovo allenatore della nazionale maggiore sarà Mohamed Ouhabi, che lo ha allenato nella nazionale under 20.
Yassine è nato ad Avignone - dove ogni anno c’è uno dei festival teatrali più importanti al mondo, dubito ci sia mai andato ma chissà magari un po’ della teatralità del suo gioco viene dall’aria che ha respirato lì. Come Ribery, come Griezmann, è stato rifiutato da tutti i centri di formazione di Francia (le squadre giovanili dei club professionistici) perché troppo piccolo. E forse proprio perché quel talento innato di cui parla la madre è il talento di un dribblomane che con la palla ci va anche a dormire, che se la porta a casa pur di non passarla.
Solo a 18 anni lo ha preso il Dunkerque per la sua Under 19 e rapidamente lo ha promosso in Ligue 2, dove ha giocato una settantina di partite in due stagioni e mezza. La scorsa primavera ha giocato la semifinale di Coppa di Francia contro il Paris Saint-Germain - qui avevamo intervistato l’allenatore del Dunkerque, Luis Castro - e già allora si era fatto notare.
A 19 anni aveva giocato il primo tempo sulla fascia sinistra e ogni volta che aveva la palla tra i piedi - sulla trequarti una delle rare volte che il Dunkerque attaccava (quella partita l’ha vinta il PSG 4-2), o intercettando un passaggio vicino alla propria area - non ha avuto paura di sfidare nell’uno contro uno Hakimi, Doué o Dembélé. A quanto pare, il futuro Pallone d’Oro a fine partita si è complimentato con lui.
Lo scorso autunno invece ha vinto la Coppa del Mondo Under 20 col Marocco, premiato nelle prime due partite come migliore in campo (due assist, tra l’altro, contro il Brasile). Lo Strasburgo lo ha pagato appena 7 milioni. Una cifra che a breve potrebbe sembrarci ridicola. Adesso è bastata una partita per drizzare i capelli in testa a tutti.
A destra, Yassine è una minaccia continua in tutte le direzioni, col suo dribbling può andare lungo linea ed entrare in area e con la qualità del suo calcio mette cross morbidi che tagliano sul secondo palo e aspettano solo di essere sfiorati - neanche spinti - per andare in rete. «Non vedevo l’ora di vederlo all’opera e non sono stato deluso», ha commentato il suo allenatore, Gary O’Neil, dopo la partita con il Reims.
Nei video che ne ricostruiscono la storia, lo si vede bambino palleggiare con un rotolo di carta igienica. È sia rapido, come un soffio di vento che si infila sotto la porta e raffredda la stanza, sia veloce su distanze medie. È basso - poco più di un metro e settanta centimetri - ma forte sulle gambe, di bacino, abbastanza per proteggere o anche recuperare palla dai piedi dell’avversario. Combinando queste qualità a un controllo del pallone da 1% dell’élite mondiale - la palla sparisce a contatto col suo piede, diventa tutt’uno coi movimenti della sua caviglia come i braccialetti elettronici dei detenuti ai domiciliari - Gessime Yassine rallenta e accelera e cambia direzione a seconda di dove si trova il suo avversario, sparendo in una nuvola di sabbia alzata dal movimento della sua coda da rettile.
Il calcio di Yassine è un calcio del deserto, più che un calcio di strada. Da giocare in uno spazio infinito, uno contro uno alla fine del mondo, come se il pallone fosse pieno dell’ultima acqua potabile del pianeta. La palla la passa, ci mancherebbe altro, ma è una piccola delusione per chi lo guarda e vorrebbe solo che continuasse a puntare l’uomo, qualsiasi uomo, in qualsiasi direzione, senza tenere conto delle porte.
Forse l’unico difetto è che si lascia cadere troppo spesso. Indice di una fame troppo facilmente saziabile. Perché ok, i difensori non guardano neanche la palla e vanno direttamente sulle sue gambe, ma è come se lui si accontentasse di prendere fallo, mentre quello che distingueva Hatem Ben Arfa, per fare un esempio di talento simile dal passato, o quello che distingue oggi Lamine Yamal, è la volontà di arrivare fino alla porta ogni volta che hanno il pallone tra i piedi. Deve essere più ambizioso, ma a 20, con un passato modesto come il suo, è anche comprensibile che abbia bisogno di tempo per capire che ce ne sono pochi forti come lui.
Ha giocato una manciata di minuti nel primo livello professionistico francese, quindi staremo a vedere. Il calcio a volte vampirizza e svuota del sangue che hanno in corpo i suoi migliori giocatori, gli toglie l’anima, li trasforma in marionette con un talento ridotto all’essenziale. I giocatori come Yassine invece hanno bisogno del superfluo e ci ricordano che è lì che si nascondono le cose migliori.
Se eravate a corto di ventenni da seguire, sognando che vengano nella vostra squadra anziché, che ne so, al Manchester City, ecco arrivato Gessime Yassine. Ne riparleremo, se tutto va come deve andare.