
Il calcio è l’ultimo dei nostri pensieri, e al contempo è il primo in momenti come questi, in cui tutto il resto sembra stia crollando su se stesso. Mi riferisco alla guerra divampata in Medio Oriente e nel Golfo Persico dopo gli attacchi aerei su Teheran di Stati Uniti e Israele, e della conseguente possibile rinuncia dell’Iran ai Mondiali, che si terranno proprio tra Messico, Canada e Stati Uniti.
Non è ancora ufficiale, ma le parole del presidente della federazione iraniana di calcio, Mehdi Taj, sembrano andare in questo senso. «Quello che è certo è che, dopo questo attacco, non possiamo aspettarci di guardare con speranza alla Coppa del Mondo», ha detto Taj. La FIFA, invece, non si è ancora esposta sulla faccenda, se non in minima parte con il segretario generale Matthias Grafstrom: «È ancora troppo presto per commentare nei dettagli, ma monitoreremo attentamente gli sviluppi su tutti i fronti in tutto il mondo».
D’altronde è una situazione senza precedenti nella storia dei Mondiali, quella di un Paese ospitante che bombarda uno dei partecipanti a pochi mesi dal loro inizio. Non è invece la prima volta che una squadra impegnata è in guerra e abbiamo sfiorato invece l'eventualità di una guerra in corso tra due squadre partecipanti. Ci siamo andati vicinissimi nel 1982, con la guerra delle Malvinas che si è conclusa il giorno stesso dell’inizio del Mondiale spagnolo (13 giugno), con Argentina e Inghilterra entrambe impegnate.
Sembrano lontani i tempi in cui un USA-Iran carico di tensione pre-match era sfociato in scambio reciproco di fiori e distensione.
Ci sono poi dei casi che cascano un po' a metà, e alcuni riguardano anche l'Italia. Nel 1938 l’Italia fascista era impegnata in maniera indiretta (almeno sulla carta) nella guerra civile spagnola, in cui parteciparono 70mila “volontari” italiani (una questione molto dibattuta, in realtà) e la Marina e l’Aviazione italiana “aiutarono” il Fronte Nazionalista. Nel 1990 l’Italia faceva parte della grande coalizione a guida statunitense nella prima Guerra del Golfo (che però iniziò dopo la fine dei Mondiali), un po’ come nel 1994 per USA ‘94, in cui gli Stati Uniti erano forse la principale forza in campo della NATO nella guerra dei Balcani.
Sono casi limite che in realtà hanno poco a che fare con la situazione attuale, che come abbiamo detto è senza precedenti. Se l’Iran rimanesse nel Mondiale, la situazione sarebbe imbarazzante. Per ironia della sorte, infatti, il girone dell’Iran sarebbe su suolo statunitense, precisamente a Seattle e Inglewood, e ancora più ironicamente la partita ad oggi designata per il Pride Match di questi Mondiali è Iran-Egitto. Una scelta grottesca, se si pensa che in entrambi i Paesi l’omosessualità è illegale, che aveva già causato la richiesta di entrambe le federazioni di togliere qualsiasi riferimento al Pride nella partita. Tra l’altro, a prescindere dalla sua partecipazione, non ci saranno tifosi dell’Iran (quantomeno dall’estero) ad assistere alle partite.
Già prima dell'attacco l’Iran aveva minacciato un boicottaggio, anche per via del travel ban imposto dall'amministrazione Trump nei confronti dei tifosi del Paese. Il paradosso in questo caso è che la sede di Inglewood per l’Iran era stata scelta anche per la grossa presenza di expat iraniani a Los Angeles, e in caso di partecipazione non è chiaro cosa possa succedere.
Senza contare che anche se la FIFA riuscisse a tenere tutto insieme con lo scotch, cosa accadrebbe agli altri Paesi del Medio Oriente? I droni iraniani hanno preso di mira le basi (e alcuni obiettivi civili) di Paesi alleati degli Stati Uniti nella regione, come la Giordania e il Qatar, e ci sono grosse possibilità che ci sia anche l’Iraq, che affronterà nella finale dello spareggio Interzona una tra Suriname e Bolivia. Dovesse peggiorare la situazione con una guerra ancora più di larga scala, quanti di questi paesi parteciperebbero comunque? D’altronde già adesso i campionati si sono fermati praticamente in tutto il Medio Oriente, e anche la Finalissima che si sarebbe dovuta giocare in Qatar tra Argentina e Spagna sta cercando una nuova sede.
Non si tratta di una guerra ma neanche in Messico se la stanno passando benissimo, dato che al momento c’è una vera e propria guerra civile sotterranea (ma nemmeno troppo) in corso tra lo Stato e il cartello di Jalisco, concentrata principalmente nella zona di Guadalajara dove si giocherà parte del girone A e del girone K, squadra di casa inclusa. Dopo l’uccisione in uno scontro a fuoco con le forze militari del Messico, del capo del cartello di Jalisco "El Mencho", sono scoppiate le vendette dei cartelli della droga che hanno messo a ferro e fuoco la zona del Jalisco, con posti di blocco fatti di macchine incendiate e conflitti a fuoco, Guadalajara (il capoluogo) inclusa. La presidentessa messicana, Claudia Sheinbaum, ha provato a rassicurare dicendo che non ci saranno rischi per chi verrà a vedere le partite quest’estate, ma anche questa è una situazione che va monitorata con attenzione.
E Guadalajara rischia, in ogni caso, di perdere lo status di sede del Mondiale.
Passiamo invece allo scenario che sembra essere il più probabile, quello che la Nazionale dell’Iran non partecipi a questo Mondiale. Che avvenga una rinuncia, in realtà, non è un fatto inedito ai Mondiali. Andando dopo il dopoguerra, il Mondiale del 1950 in Brasile vide addirittura i quattro ritiri di Scozia, Francia, Turchia e India, principalmente per motivi logistici e finanziari dovuti alla trasferta.
Da quell’edizione, nessuna Nazionale qualificata al Mondiale ha più rinunciato a giocare, se non durante le qualificazioni, come le squadre africane per il Mondiale inglese del 1966 o l’URSS che rifiutò di giocare il ritorno a Santiago nel playoff intercontinentale del 1973. È successo invece all’Europeo del 1992, in cui la Jugoslavia venne esclusa poco prima della competizione dopo l’embargo dell’ONU, portando così al ripescaggio della Danimarca e la conseguente vittoria storica.
Proprio in materia di ripescaggi, cosa dice il regolamento FIFA? Intanto viene stabilita una sanzione economica per la squadra che rinuncia a partecipare, che in base al timing della decisione va dai 250.000 franchi svizzeri se fatta entro 30 giorni dall’inizio del Mondiale fino a 500.000 se fatta dopo questo limite, oltre a dover restituire i contributi FIFA ricevuti per la preparazione al Mondiale. È l’ultimo dei problemi in una situazione come questa, che invece presenta problemi più complessi riguardo al possibile rimpiazzo di una squadra che si ritira dal Mondiale.
L’articolo 6.7 della FIFA che regolamenta queste situazioni lascia molto spazio alle interpretazioni. “Se una federazione membro partecipante si ritira, e/o viene esclusa dalla Coppa del Mondo FIFA la FIFA deciderà sulla questione a propria esclusiva discrezione e adotterà qualsiasi misura ritenuta necessaria. La FIFA potrà decidere di sostituire la federazione partecipante in questione con un’altra associazione". Quindi la FIFA può decidere in autonomia chi invitare, come se fosse in possesso, di fatto, di una wild card che può destinare per meriti sportivi o extrasportivi. In Italia se ne sta parlando per motivi che potete immaginare.
Era già successo nel 2022, se vi ricordate. Poco prima del Mondiale qatariota infatti era emerso che l’Ecuador, qualificato, aveva fatto giocare in otto partite del mega girone di qualificazione sudamericano il difensore ventitrenne Byron Castillo Segura, che però era titolare di un passaporto colombiano. In Italia se ne era parlato anche per le dichiarazioni del presidente della federazione di golf, Franco Chimenti. «Pare che l’Ecuador abbia utilizzato un giocatore che non aveva titolo di giocare e potrebbe pagare per questo. Se così fosse, a quel punto bisognerebbe pensare alla Nazionale che dovrebbe sostituirlo. C’è una regola Fifa che parla di ripescaggi e parla della squadra più in alto nel ranking: questa è sicuramente l’Italia». A spegnere gli entusiasmi era stata Evelina Christillin, all’epoca membro aggiuntivo UEFA nel consiglio FIFA, che aveva spiegato come anche in caso di esclusione (non avvenuta) la FIFA avrebbe “scalato” la prossima sudamericana disponibile.
Venisse applicato questo criterio anche questa volta a beneficiarne sarebbe l’Iraq, impegnato nello spareggio Interzona contro la vincente di Suriname e Bolivia. Anche se sempre in quell’occasione Christillin specificò che il criterio si applicava solo in caso di sospensione della Nazionale ecuadoriana dalle competizioni FIFA, e non dovrebbe essere questo il caso.
In ogni caso in relazione a questo Mondiale la FIFA ha indicato quelli sopracitati come criteri, e quindi la possibilità che la FIFA possa decidere di dare all’Italia una wild card per meriti extra-sportivi c’è, che poi avvenga davvero è un altro discorso. Che si stia discutendo davvero di questa questione, intanto ci dice molto della serietà della nostra opinione pubblica, e della fiducia che ormai ripone nella Nazionale.