
Nel settimo end della sfida di semifinale del doppio misto di curling tra Stati Uniti e Italia, gli azzurri campioni in carica sono sotto 5-7 ma hanno il martello, ovvero la possibilità di lanciare l’ultima stone dell’end, che è come se fosse il penultimo inning di una partita di baseball. La responsabilità è di Stefania Constantini, la cui espressione concentrata e glaciale durante i lanci è diventata in Italia uno dei simboli delle ultime Olimpiadi invernali. L’azzurra deve per forza togliere di mezzo la stone gialla degli USA per fare tre punti e scavalcarli in vista dell’ultimo end. Si andasse pari sarebbe una situazione complicatissima per l'Italia, dato che il martello tornerebbe agli statunitensi e gli basterebbe fare un punto con il vantaggio dell’ultima stone.
Il Cortina Curling Olympic Stadium, fino a quel momento una bolgia (per quanto possa essere una bolgia un palazzetto per il curling), si azzittisce completamente. Non è un caso che siamo qui. Ci sono sport in Italia a forte tradizione locale, ad esempio il baseball che ha tra le “sue città” Nettuno e Anzio, il rugby che ha una fortissima tradizione nel Triveneto, o il biathlon con Anterselva. Anche il curling ha una sua pratica ristretta a livello locale, in questo caso a Cortina d’Ampezzo. E infatti Stefania Constantini viene proprio dal bellunese, nello specifico da Pieve di Cadore che è a breve distanza da Cortina, il cui club di curling è il più vincente a livello nazionale.
La Constantini accompagna dolcemente la stone e fa tre punti. Fondamentali considerando che nell’ultimo end andrebbe bene anche perdere, paradossalmente, di uno. Anche in quel caso si andrebbe all’extraend ma con il vantaggio di avere il martello. Nell’ultimo end però l’Italia “spreca” una situazione di vantaggio con una bocciata di Mosaner che resta troppo lunga. A quel punto Korey Dropkin fa forse una delle giocate migliori della sua carriera con la penultima stone, togliendo dalla zona punti due stone italiane con una bocciata sola e preparando il terreno per poter fare due punti invece che uno solo. L’ultimo lancio della Constantini però non riesce nell’obiettivo di tirare fuori dai giochi due stone americane, e Cory Thiesse punisce, regalando la vittoria agli americani, e la prima medaglia per una donna statunitense nella storia del curling.
Sia Thiesse che Dropkin dimostrano che anche in un Paese grande come gli Stati Uniti il curling è una faccenda locale. Arrivato nel 1700, portato dalle truppe britanniche, il triangolo del curling americano si concentra tra Michigan, Wisconsin (dove nel 1845 è nato il primo curling club) e soprattutto il Minnesota. In particolare a Duluth, il luogo dove si allenano e competono Thiesse (nata a Duluth) e Dropkin, entrambi per il Duluth Curling Club.
Un posto curioso, Duluth, ambientazione della serie Fargo e patria dei Low, tra i principali alfieri dello slowcore. Un genere musicale, che soprattutto nell’interpretazione data dai Low (piuttosto che nel brutalismo degli inventori, i Codeine) sembra nato per fare da colonna sonora ad uno sport come il curling, nella sua lentezza piena di ricami e partite che nascondono dentro tante moltitudini.
Una partita di curling con questo sottofondo? Lascio qui questa idea alle federazioni.
Non c’è stato niente di più diverso dalla grazia dei Low nella performance di Korey Dropkin durante la semifinale. Nel curling infatti una delle regole non scritte è quella di mantenere sempre il massimo rispetto verso gli avversari, vietando tassativamente di esultare agli errori o addirittura limitandosi nell’esaltarsi per le proprie giocate. Dropkin invece si è esibito in un campionario di esultanze, gasate dai numerosi americani presenti tra il pubblico, un po’ come il suo collega tennistico Ben Shelton. Con ciliegina sulla torta i muscoli mostrati a fine partita e il gesto dell’orecchio al pubblico, in uno sport talmente signorile che sono i giocatori stessi a decidere tra loro l’assegnazione dei punti in base alla vicinanza delle stone (come a bocce).
Per gli italiani la sconfitta è stata una botta durissima, lo si vedeva dopo la partita dalle espressioni perse nel vuoto di Constantini e dalla rabbia di Mosaner, che ha spezzato la scopetta poco dopo la fine della partita. Loro sì, incarnavano perfettamente una canzone dei Low. Una prestazione nervosa, con solo il 74% di accuracy contro l’88% degli avversari, in particolare Thiesse autrice di una prestazione incredibile con il 92%.
Eppure la coppia dei campioni olimpici in carica è andata a una stone piazzata meglio dal poter fare un’altra finale, anche se a Pechino 2022 i due erano relativamente “sconosciuti” e questa volta la pressione dell’essere favoriti ha condizionato tutto il torneo, com’è normale che sia. La delusione per aver mancato la finale è più che comprensibile, e che oggi si possa scrivere realisticamente di delusione per l’Italia nel curling dice già quasi tutto.
Il curling in Italia è diventato di dominio pubblico con Torino 2006, in cui per la prima volta una Nazionale italiana ha partecipato all’evento. Avevo appena nove anni all'epoca, quindi i miei ricordi sono quasi inesistenti, ma di certo le gare di curling sono quelle che ricordo di più. Ricordo il dramma sportivo della coppia Fusar Poli - Margaglio e di Giorgio Rocca e l’oro finale di Giorgio Di Centa nello sci di fondo. In quell'edizione, nella competizione maschile di curling, l'Italia finisce settima ed è considerato un risultato storico per la selezione italiana di questo sport, da sempre marginale e chiaramente completamente al di fuori di ogni ribalta.
Dal terzo minuto del video uno spaccato di dolore immenso e genuino.
Lo skip, il capitano, ovvero colui che sta in fondo alla pista di curling e decide le strategie è il ventiduenne Joel Retornaz e pur di dare visibilità al curling fa di tutto. In un’intervista a Repubblica del periodo Retornaz parla di come per loro, di fatto, sia un hobby e della necessità di fare il possibile per diffondere uno sport che in quelle zone viene giocato anche in maniera comune, anche tra ragazzi, ma che chiaramente fa fatica ad attrarre agonisti.
Addirittura Retornaz si presta assieme agli altri azzurri di curling a uno spot in cui la Gialappa’s li prende bonariamente in giro. La sua è una missione. «A me basta che la gente si avvicini al curling, come lo fa è secondario. Se grazie alle prese in giro della Gialappa avremo uno spettatore in più a Pinerolo o alla televisione, per me è un successo». Qualche mese dopo la Nazionale va a vincere il quarto Mondiale di calcio della sua storia in Germania.
Vent’anni dopo la situazione si è quasi ribaltata - è un'esagerazione, ovviamente, ma che coglie lo spirito del tempo. L’Italia del calcio non supera i gironi di un Mondiale proprio dal 2006 (e in generale non ci va dal 2014), mentre l’Italia del curling ha vinto un oro e un bronzo nelle ultime due Olimpiadi.
Semplicemente clamoroso.
Vent’anni dopo quel Mondiale, la Nazionale italiana di curling è arrivata alle Olimpiadi di casa da campione in carica del doppio misto, si parla di delusione per un bronzo, e sempre più italiani guardano con interesse le dirette della RAI del torneo. Addirittura un ministro di spicco dell’attuale governo in carica è andato ad incontrare, poco prima della semifinale persa, la coppia “d’oro” del curling italiano composta da Stefania Costantini e Amos Mosaner.
Questo è stato il miracolo del curling in Italia, uno sport lento e contemporaneamente veloce nel suo svolgimento (le partite durano poco) che però riesce a coinvolgere sempre più pubblico e attenzione mediatica. Uno sport per giunta non facile da comprendere a prima vista, molto tattico e cerebrale e con delle regole semplici e complesse allo stesso tempo. In fin dei conti neanche il tennis è uno sport eccezionalmente televisivo, eppure oggi è il secondo se non il primo sport più seguito in Italia.
Allo stesso modo il successo a Pechino 2022 da imbattuti di Constantini e Mosaner e il culto che si è creato attorno a loro ha spinto l’interesse verso questo sport a livelli francamente inimmaginabili. Oggi, su internet, si fa addirittura del gossip sulla relazione tra Mosaner e Constantini, video tributi ad entrambi, interviste, discussioni sulle convocazioni del curling, nello stile di mitt’a Cassano di Euro 2004.
Il drama che accompagnava le spedizioni dell'Italia ai Mondiali di calcio è stato proiettato sul curling. Oggi si parla dell'esclusione dalle Olimpiadi della veterana della squadra femminile di curling, Angela Romei, e parte del team Constantini (le squadre vengono chiamate con il nome della skipper). Una decisione presa dalla federazione per via dei pessimi risultati del Mondiale e dell’Europeo 2025, rispettivamente chiusi al decimo e settimo posto, volta a svecchiare la squadra. In questo senso va letta l'esclusione di Romei a favore di Rebecca Mariani (come riserva) e la promozione di Marta Lo Deserto a titolare (anche lei di Pieve di Cadore come Constantini).
C'è stato uno strascico legale di questa vicenda. Romei, dispiaciuta per l’esclusione e sospettosa del conflitto d’interesse dietro a questa decisione (Mariani è la figlia del direttore tecnico della Nazionale), ricorre al TAR adducendo anche come motivazione la scarsa esperienza internazionale di Mariani. Niente da fare, però. Come spiega il comunicato della direzione tecnica le motivazioni vanno dalle prospettive future di Mariani (2006) e il fatto che la giovane possa coprire quattro ruoli invece che uno solo, come Romei. Constantini, legatissima a Romei, le ha dedicato il bronzo, mentre Romei rivestiva (con grande competenza ed eleganza) un nuovo ruolo, quello di commentatrice tecnica delle partite di curling sulla RAI.
Anche la coppia Mosaner - Constantini non era scontata. Infatti dopo l’oro olimpico del 2022 di Pechino i due non hanno più giocato insieme fino al 2025 in cui hanno vinto il Mondiale insieme, senza perdere una partita come a Pechino. Nel mentre per Mosaner c’è stato un infortunio, e soprattutto la coppia con la fidanzata Alice Cobelli, curlingista come lui. Anche di questo si è parlato molto, per motivi che riuscirete a immaginare. Negli sport di coppia ci sono sempre dinamiche particolari, specialmente quando sono misti. E non mancano le coppie vere e proprie, come quella canadese, che è sposata e ha un figlio.
Cobelli in coppia con Mosaner ha vinto due campionati italiani, ed è stata una decisione arbitraria della FISG (rivelatasi vincente) a “scoppiarli” nel misto. «Insieme abbiamo vinto due campionati e giocato un Mondiale. Nella Federazione hanno introdotto una selezione, scegliendo il miglior uomo e la miglior donna, non la coppia. Ci sono rimasta un po’ male ma ovviamente una medaglia d’oro ripaga tutto. Non so se con me avrebbe vinto». Tra il 2023 e il 2024 Cobelli e Mosaner hanno giocato il misto insieme senza grossi risultati, e ad alimentare il gossip c’è stata anche una dichiarazione vecchia di Cobelli sul rapporto tra lei e Mosaner: «Un po’ sono gelosina, sì».
Ci si è ricamato un po’ sopra su questo e le continue dichiarazioni di Constantini e Mosaner sul loro rapporto, in cui si sono definiti più volte non amici fuori dal campo, e ci ritorneremo. In ogni caso Cobelli e Mosaner stanno insieme dal 2013, e il fatto che queste dichiarazioni vengano estrapolate e fatte fanfiction è il sintomo di come la malattia del curling si sia espansa a livelli inimmaginabili fino a poco tempo fa.
Torniamo sulla pista. Per il bronzo l’Italia ha una sfida complicatissima contro la Gran Bretagna, anche se in realtà la coppia formata da Jennifer Dodds e Bruce Mouat è scozzese. E anche qui c’è una storia nella storia del curling. Che siano scozzesi infatti non è un caso, così come Duluth per Thiesse e Dropkin.
Il curling è nato in Scozia nel basso Medioevo e della sua esistenza abbiamo prove almeno dal 1511. Parliamo di prove fisiche, dato che è stata trovata una stone con sopra scritta quella data in uno stagno prosciugato di Dunblane, in Scozia (la citta di Andy Murray, tra l'altro). Prima del ritrovamento c’era una disputa tra Olanda e Scozia per la paternità del curling (sic), dato che ci sono due dipinti di Pieter Bruegel il Vecchio che raffigurano partite di uno sport molto simile al curling, che oggi sappiamo essere una variante bavarese senza scopette. È solo in tempi recenti che si sono iniziate ad usare le scopette che abbiamo visto alle Olimpiadi, dato che fino agli anni ‘50 si giocava con le scope di saggina - quelle su cui volava la strega Amelia di Topolino, per intenderci.
Perfino le stone stesse con cui si gioca a curling sono scozzesi, nel senso più materiale del termine. Il granito che le compone viene preso dall’isola scozzese di Ailsa Craig, in cui c’è una famiglia che si occupa di estrarlo, lavorarlo e venderlo dal 1851. Oggi sono gli unici autorizzati a farlo, rigorosamente senza far detonare esplosivo dato che oggi l’isola è protetta.
Questo è un problema per la Kays of Scotland, la piccola azienda che produce le stone per tutto il mondo, dato che per estrarre il granito che compone il corpo della stone (che si chiama Common Green) basta andare a raccoglierlo per l’isola ma per estrarre quello che compone il fondo (Blue Hone) è necessario il blasting o un'estrazione comunque invasiva delle pareti rocciose dell’isola. E il Blue Hone, essendo impermeabile, è necessario permettendo alla stone di non erodersi a contatto continuo con il ghiaccio gelato.
Si estrae materiale per le stone anche nell’isola di Trefor, in Galles, ma il Blue Hone si trova solo ad Ailsa Craig ed è concesso di estrarlo solo alla Kays of Scotland e solo con una cadenza quasi ventennale. Di fatto c’è la storia naturale della Scozia dentro i materiali con cui si gioca oggi.
Contro la Gran Bretagna, Constantini e Mosaner tirano fuori una partita da campioni di razza, considerata la delusione cocente della semifinale e gli avversari, che di fatto rappresentano la storia stessa di questo sport.
Una partita a basso punteggio perché giocata benissimo da tutte e due le squadre, vinta 5-3 con una prestazione di accuracy mostruosa da parte di entrambi: 89% Mosaner e 92% Constantini.
Poco prima del tiro decisivo di Constantini, Mosaner è andato a chiedere il silenzio totale al palazzetto.
Una medaglia di bronzo che nelle parole di Mosaner vale come un oro e come biasimarlo data la situazione. Un torneo un po’ nervoso sin dai gironi (complice anche la pressione), e forse il contrasto sulle strategie da seguire è costato alla coppia la vittoria in semifinale e un possibile oro.
A vincere l’oro è stata invece la coppia svedese composta dai fratelli Wrana che hanno piegato Dropkin e Thiesse, e confermato il destino familiare: il padre Mats è nella hall of fame del curling svedese.
E Isabella Wrana è veramente un gran personaggio.
I successi del curling hanno messo gli occhi di tutti su uno sport che in Italia ha un giro di affari e appassionati molto basso, e che si regge su un distretto locale come tante altre eccellenze italiane che poi portano medaglie alle Olimpiadi estive ed invernali. Un paradosso per l'Italia, un Paese fortemente calciocentrico come dibattito mediatico, ma che è sempre più competitivo in discipline impensabili fino a poco tempo fa. Si parla tanto della scarsa cultura sportiva italiana, o del suo calciocentrismo, specialmente in relazione ad altre nazioni, però intanto ci assestiamo a 40 medaglie nelle Olimpiadi estive e a Milano-Cortina siamo andati a medaglia in otto discipline diverse, finora.
Spesso si fa il confronto con la Spagna, di cui si parla in termini positivi della loro cultura sportiva (ma in realtà principalmente per il calcio), ma il confronto a livello di risultati è impietoso: nonostante non manchino i mezzi e le montagne gli spagnoli hanno cinque medaglie in tutta la storia delle Olimpiadi invernali, mentre nelle estive solo due volte nella loro storia sono andati oltre le venti medaglie totali. Insomma, anche in questo caso calcio, basket e tennis "falsano" molto la percezione. Forse in Italia c’è più un problema di racconto dello sport che di cultura in sé, come ci dimostra l'attenzione che dà la Francia a tanti sport diversi.
Finite queste Olimpiadi invernali, comunque, forse smetteremo di dissezionare la coppia Constantini-Mosaner. «Non siamo migliori amici, ma abbiamo una relazione molto amichevole», ha detto Mosaner «Non è che usciamo insieme tutti i giorni, anche perché giochiamo con squadre diverse, siamo molto all'estero. Il rapporto con Stefania è veramente amichevole, non siamo migliori amici però allo stesso tempo siamo professionali e ci divertiamo».
I due sembrano molto diversi, più schivo e riflessivo Mosaner, più solare e aperta Constantini. Se fossero delle canzoni dei Low Mosaner sarebbe l’incedere di Drag, mentre Constantini l’armonia ottimistica in un contesto scarno e silente della cover di Sunshine. Il tenero doppio abbraccio finale dopo la vittoria del bronzo dice molto più di quanto dicano le dichiarazioni sulla solidità del loro rapporto. Anche in questo il curling è diventato "italiano".
Ditemi di no.
Sicuramente se vent’anni fa Retornaz sperava in uno spettatore in più a Pinerolo a vedere il curling in qualsiasi modo oggi possiamo dire che il lascito migliore di Constantini e Mosaner, dovesse finire qui il loro “lavoro” come coppia, sia stato proprio quello di avvicinare gli italiani a questo sport. E poi Retornaz sarà in gara proprio con Mosaner (portabandiera delle Olimpiadi casalinghe, altro miracolo) nel curling maschile di queste Olimpiadi, chissà che non ci sia un altro cerchio da chiudere. Vent’anni, alla fine, sono davvero così tanti?