
Tra pochi giorni Deni Avdija diventerà il primo giocatore israeliano di sempre a partecipare all’All-Star Game della NBA. La sua presenza ha generato molti commenti, sia incentrati sulla sua figura di uomo che su quella di atleta. Avdija infatti non ha mai nascosto di sentirsi fieramente israeliano. Appena ricevuta la notizia della convocazione, uno dei primi messaggi è stato proprio per Israele: «Caro popolo d’Israele, mia fonte di forza e ispirazione, grazie! Oggi mi avete aiutato a realizzare un sogno». Come se non bastasse a capire quanto è forte il legame tra Avdija e Israele, e viceversa, su X sono anche arrivati i complimenti del Primo Ministro Netanyahu per la nomination all’All-Star Game.
Avdija è cresciuto nel kibbutz di Beit Zera vicino all’altopiano del Golan al confine con la Siria, un fronte storicamente caldo, prima di affermarsi come giocatore nel Maccabi Tel Aviv, non la squadra più nazionalista del paese solo perché esiste il Beitar Gerusalemme, che ha un rapporto stretto con il Likud, partito di estrema destra israeliano. Nel 2020 ha prestato servizio militare tra le file dell’IDF, che in Israele è obbligatorio anche per gli atleti, anche se in una forma personalizzata.
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