
Esistono due facce di Paolo Banchero. Quella dura e seria di chi ha la consapevolezza di poter mettere a referto 36 punti, 10 rimbalzi e 6 assist contro i Los Angeles Lakers, chiudendo con un +6 di plus/minus in una vittoria di appena un punto, dato migliore della squadra. E poi quella irrequieta, spesso frustrata, che ha accompagnato la serie di otto partite appena precedente, dove non ha superato il 40% al tiro in ben sei occasioni, per un tutt’altro che entusiasmante 39.9% complessivo dal campo.
Banchero è in NBA da quasi quattro stagioni, in cui l’unica costante è stata l’incostanza. Un’incostanza spesso critica, in maniera anche troppo radicale, ma forse per buoni motivi: davanti a un corpo del genere e a una fluidità di movimenti del genere non si può far finta di niente, se il risultato finale non è soddisfacente.

BANCHERO NON PIACE ALLE STATISTICHE AVANZATE
Banchero finora non ha mai avuto un on/off differential positivo in una stagione. La squadra, cioè, ha sempre avuto un rendimento migliore nei minuti in cui era seduto in panchina, rispetto a quelli in cui era in campo. Al netto di quello che si è assestato come un impatto neutro, se non leggermente positivo, sulla produzione offensiva, il disastro deriva da dati totalmente negativi nella metà campo difensiva, confermati anche da metriche avanzate che valutano l’impatto generale - le cosiddette all-in-one - come LEBRON, RAPM o DARKO, consultabili anche tutte insieme pubblicamente. Dati così negativi in difesa non sono giustificabili, soprattutto nelle due stagioni che precedono questa, quando Orlando è stata per due volte la seconda migliore difesa NBA.
Statistiche preoccupanti soprattutto per i Magic, che dalla prossima stagione sono legati a lui da un quinquennale da 240,7 milioni di dollari. Un’estensione abbastanza standard, che però rappresenta la volontà della franchigia di costruire a lungo termine intorno al nucleo composto da Franz Wagner, Jalen Suggs e dal nuovo arrivato Desmond Bane, e del quale Banchero è diventato ovviamente la pietra angolare. Se il suo rendimento al momento è quello che ci si aspetterebbe da un normale giocatore nel contratto da rookie, e cioè giusto il compitino, a partire dal prossimo rischia di trasformarsi in uno dei rapporti tra impatto e stipendio peggiori della NBA. In questa stagione sta addirittura incorrendo in una regressione dal punto di vista generale, toccando il fondo se si esclude l’anno da rookie.

Il problema però, come si può vedere, non è solo difensivo. Da uno che riempie così tanto il tabellino, ci si aspetterebbe un impatto offensivo di alto livello, specialmente in una squadra come gli Orlando Magic, che non ha altri grandissimi attaccanti e pecca in fase di creazione, individuale e collettiva. Il problema di Banchero è che produce tanto, per sé e per i compagni, ma con un carico elevato, bassissima efficienza e non poche palle perse.
Sempre prendendo in considerazione le due facce della medaglia, la bella notizia è che non è mai sceso sotto i 20 punti di media in una singola stagione della propria carriera, e nelle 47 partite disputate sin qui nell’annata in corso ha raggiunto la migliore efficienza in carriera. La cattiva? Tra i 42 giocatori capaci di mettere a referto almeno 20 punti a partita, Banchero è quintultimo per qualità di conversione - e nel calcolo è inclusa la salma di Anthony Davis, che ha disputato giusto venti partite.
La sua True Shooting%, che tiene in considerazione anche i tiri liberi, è due punti percentuali pieni sotto la media della Lega. Anche in questo caso, una costante nei suoi primi quattro anni è la totale assenza di un’annata anche solo in linea con l’efficienza media NBA. Il tutto, nonostante in questa stagione sia nel 96esimo percentile per falli subiti su tiro, con un massimo in carriera del 21.1% dei suoi tentativi che porta alla lunetta e un +4.1% di conversione ai liberi rispetto ai suoi primi tre anni. Il che è ancora più preoccupante.

Al miglioramento della propria mappa di tiro, che ha visto una riduzione della frequenza di tiro dal long midrange - matematicamente il meno conveniente in assoluto per tasso di conversione - dal 17% all’11% dei suoi possessi e un aumento sostanzioso dei tiri al ferro e nella zona pitturata (dal 57% al 69%, sommando le due aree), non corrisponde un’abilità nel chiudere ad alta efficienza. Il problema principale è che le percentuali di quest’anno in tutte le aree di tiro - ferro, pitturato (ferro escluso), long mid e tiro da tre punti - sono perfettamente in linea con quelle del resto della carriera. Nessun miglioramento, nessuna categoria che eccede (anzi) la linea della mediocrità, e negli ultimissimi metri di campo il suo 64% corrisponde al 51esimo percentile tra i pari ruolo, tutt’altro che entusiasmante per un giocatore di quella taglia e di quella stazza.
Non lo sta aiutando l’assenza di Franz Wagner che, salvo apparizioni sporadiche, manca dal 7 dicembre scorso, ma l’efficienza media è la medesima sia nelle prime dodici gare disputate assieme al compagno, sia nelle successive 36 senza di lui. A cambiare sono stati casomai i compiti in fase di creazione per gli altri, dove le cifre sui tiri assistiti a favore dei compagni sono sempre ottime se prese da sole, discrete se relazionate allo usage%, all’incirca nella media o poco sopra se nel calcolo viene inclusa la percentuale di palle perse.

Ancora una volta, di per sé, questi numeri non sono da buttare con quel genere di carico. D’altro canto, però, si sono quasi cristallizzati: manca un vero e proprio progresso in termini di efficienza e costanza, che porta necessariamente a una continua altalena nel rendimento da parte di Banchero. Esattamente quello che una squadra che ha investito su un nucleo ben preciso con contratti a lungo termine e con aspirazioni da contender nel prossimo futuro non vorrebbe dal proprio primo violino. O principale terminale offensivo, che dir si voglia, anche se giocatore più pagato assieme a Franz Wagner fino al 2030 dovrebbe essere la definizione più corretta.
IL CONTESTO CONTA
Non che ci sia stato modo di vedere questo roster al completo. L’ultimo aggiornamento su Franz Wagner è che il suo infortunio alla caviglia verrà rivalutato fra tre settimane. Sono solo 28 le partite disputate dal tedesco in stagione, che nel frattempo ha completato un paio di comparse timbrando il cartellino alle NBA Global Games - la prima delle due era a Berlino, dove era il padrone di casa - e testando la tenuta prima dell’All-Star Break, senza ottenere i risultati sperati. Lui e Banchero, nelle ultime due stagioni, hanno giocato insieme soltanto 58 partite, 18 delle quali - 14, se si escludono quelle con minuti limitati - in questa stagione.
Un campione tutt’altro che soddisfacente, ancora meno se si va più a fondo nella questione. Banchero stesso ha saltato 36 partite nella passata stagione per una lacerazione all’obliquo che ne ha ridotto enormemente la fluidità nei movimenti, specialmente nel rilascio. Più, un’altra decina di gare a novembre scorso per uno stiramento all’inguine sinistro subito contro i Knicks. Due giorni dopo il rientro di Banchero, Wagner si è infortunato alla caviglia, sempre contro i Knicks. Jalen Suggs, invece, si è abbonato all’injury report, saltando specialmente 15 gare tra dicembre e gennaio a causa del ginocchio sinistro e di una grave contusione all’anca. Anche quest’ultima, avvenuta contro i Knicks, ormai una maledizione nella stagione dei Magic, se si aggiunge che Desmond Bane ci si è preso pure una multa da 35mila dollari.

I quattro nomi menzionati - Banchero, Wagner, Suggs e Bane - hanno giocato assieme un totale di 130 minuti quest’anno. Davvero una miseria, ma in quei pochi possessi hanno superato gli avversari di 11.3 punti su 100 possessi, con un net rating di +14.4, se estendiamo al quintetto titolare con Wendell Carter Jr. Per contestualizzare, la starting lineup dei Pistons, che hanno il miglior record NBA, si ferma a +12.3. Il trio originale, escludendo l’ex Grizzlies, ha trascorso in campo 245 minuti complessivi nelle ultime due stagioni, con un +9.8 di net rating.
Pur ignorando la positività di rendimento a causa di questo campione estremamente ridotto, quella manciata di partite a inizio anno ha offerto sprazzi di potenziale molto positivi, soprattutto nella metà campo offensiva. Il fit tra Banchero e Wagner, in particolare, è dotato di enorme versatilità, idealmente in situazioni dove il primo può agire maggiormente da finalizzatore, magari con qualche ricezione profonda, o fungere da bloccante in maniera più tradizionale per un lungo, con spaziature adeguate. Senza doversi creare un tiro per 48 minuti, insomma.
Il pick&roll con Wagner da portatore ha rappresentato una soluzione molto utilizzata a inizio stagione, su porzioni di campo meno contratte del solito grazie alla presenza di un tiratore dinamico come Bane. In generale, per non riconoscere il potenziale della coppia composta da Wagner e Banchero bisogna avere il paraocchi. Entrambi sono capaci di imporre pressione sul pitturato, una chiave nella NBA moderna non solo per trovare la via più facile in direzione del ferro, ma anche e soprattutto per forzare il collasso avversario e scaricare sull’uomo libero, sfruttando il sovrannumero.
Banchero, in questo specifico caso, è più utile palla in mano, poiché la sua forza fisica e la taglia costringono le difese ad aiutare in caso attacchi il ferro, perché a quel punto l’avversario sarà sempre uno più piccolo. Da queste situazioni nascono i tanti giri in lunetta e conclusioni di buon livello nel pitturato, anche se è la presenza di un ottimo tagliante e di un altro mismatch ambulante contro guardie più piccole come Franz Wagner - che, ricordiamo, tocca i 208 centimetri - a consentire di immaginare infinite possibilità.
L’unico limite della coppia, forse, è la costanza nel tiro da tre punti e la troppa dipendenza dal pitturato, che limita e non poco l’efficienza dei drive&kick di entrambi, dal momento che le difese possono contare quasi sempre su un bersaglio battezzabile. Senza il tedesco, quindi con Banchero come unico punto focale offensivo, questa cosa è ancora di più enfatizzata. Specialmente contro difese sia dotate di un’adeguata protezione del pitturato, sia di pressione perimetrale come quella dei Detroit Pistons, che alla stella dei Magic ha concesso 24 punti con 16 tiri liberi tentati, ma lo ha limitato a 2 assist con 9 palle perse, e un -25 di plus/minus, il peggiore di squadra. È Normale che sia così: pur attaccando correttamente il pitturato con costanza, in assenza di un altro buon creatore dal palleggio e di minacce offensive credibili tutto intorno il gioco di Banchero perde molto.
Ma anche a questo serve, e servirà ancora di più ai playoff, un innesto come Desmond Bane, fortemente voluto dai Magic. Peccato che lo si sia visto poco sia con Banchero, sia con Wagner, ma la sua presenza offre già adesso un riferimento costante che prima mancava, e che impegna un minimo di più gli avversari sui penetra e scarica. Questi sono diventati ormai la specialità di Banchero: la squadra tira da tre punti con quasi il 37% nei possessi dove è in campo (in sua assenza la percentuale supera a malapena il 31%) e all’altezza di gennaio la percentuale dei compagni sui suoi passaggi diretti toccava il 47.3%, primo in assoluto in NBA. Se ne sono accorti i Los Angeles Lakers, di recente, affondati proprio da una tripla di Bane sullo scarico dell’ex Duke.
QUINDI BANCHERO È FORTE O NO?
La domanda è provocatoria, ma apre a una importante questione. Sebbene sia solo al quarto anno, e nonostante tutte le attenuanti del caso legate agli infortuni, suoi e dei compagni, la paura principale consiste nel fatto che Banchero resti per sempre quello che viene definito un “ceiling capper”, un giocatore che tarpa le ali allo sviluppo del contesto circostante, pur offrendo un’elevata produzione. Questo perché, proprio per mantenere quella produzione così elevata, necessita di un quantitativo di possessi spropositato, dal momento che l’efficienza in fase di conversione non c’è.
Nella prima serie playoff della carriera contro i Cavaliers, Banchero ha tenuto una media notevole di 27 punti, ma con più palle perse che assist, e tirando 21.3 volte a partita, per una True Shooting negativa. Un anno dopo ha chiuso con 29.4 punti di media su un gargantuesco 36.4% di Usage e con efficienza ancora peggiore, prendendosi quasi 25 tiri a partita. Questo dipende ovviamente anche dal contesto, quindi dal coaching e dall’assenza di soluzioni alternative a roster, ma per vincere ai più alti livelli Banchero non può scappare da un adattamento nel proprio stile di gioco, che passa proprio dalle letture contro la difesa schierata, per capire quando prendersi il ferro e quando mettere in ritmo i compagni. Piano piano, almeno il primo dei due concetti lo sta interiorizzando alla perfezione.