
Roma-Juventus è stata una partita tra due squadre che se la giocano a viso aperto e a ritmi alti. Uno scontro nella lotta per qualificarsi alla prossima Champions League che è sembrato a sua volta una partita di Champions League più che di Serie A. Come ha detto Luciano Spalletti ai tempi di Napoli, il calcio ora si divide in fase di possesso e fase di pressione - una frase che descrive bene la partita di ieri per entrambe le squadre.
La Juventus è arrivata all’Olimpico con la necessità di vincere per accorciare il distacco dalla quarta posizione, priva di Locatelli a centrocampo. L'allenatore toscano ha quindi deciso di riportare Koopmeiners sulla mediana, che teoricamente dovrebbe essere il suo posto in campo. La Juve si è scaglionata in campo con due giocatori larghi a fissare l’ampiezza e il resto a muoversi per portare fuori giri le marcature a uomo della Roma. Un piano gara che aveva il vantaggio di creare facilmente lo spazio da attaccare con una circolazione verticale del pallone, ma contemporaneamente anche lo svantaggio di essere più fragili in transizione difensiva una volta persa la palla.
Lo si è visto subito alla prima occasione della partita, che ha inaugurato la grande prestazione di Pisilli. Sul rinvio dal fondo del portiere, la Juve si è trovata con al centro del campo i soli Koopmeiners e David, entrambi marcati. Perin allora ha optato per il lancio in diagonale verso Kalulu libero sulla destra.
Pisilli però ha letto in anticipo l’azione lasciando la sua marcatura su David per fiondarsi sul francese e anticiparlo. Il centrocampista della Roma a quel punto è partito in conduzione e ha attaccato lo spazio libero fino all’area di rigore, dove Bremer non può far altro che schermargli lo specchio della porta. Pisilli a quel punto ha provato il tiro sul palo più lontano e, sulla respinta di Perin, Pellegrini non è riuscito a ribattere in porta.
La Roma si è adattata presto alle rotazioni della Juventus ma paradossalmente è stata più a suo agio ad attaccare recuperando il pallone nella metà campo avversaria che non a gestire il possesso propria metà campo. Da questo punto di vista ha pesato molto l’imprecisione di chi giocava nella fascia centrale del campo. Su tutti Cristante, posizionato alto (in teoria a uomo sul regista Koopmeiners), è stato molto impreciso nelle scelte e nell’esecuzione, perdendo più di un pallone sanguinoso (per la rabbia per nulla nascosta di Gasperini). Ci ha messo più di venti minuti la Roma a pulire la propria gestione del pallone, ma nel mentre la Juventus non è mai riuscita a capitalizzare questo vantaggio.
Le cose per la Roma sono migliorate alzando molti giocatori sopra la linea della palla. L’occasione da gol di Malen al minuto 23, per esempio, arriva su una sponda aerea di Mancini salito in area su una lunga azione manovrata in cui quasi ogni giocatore aveva toccato il pallone almeno una volta.
L’unica vera occasione da gol per la Juve nel primo tempo arriva da una palla intercettata da Yildiz sulla trequarti in un’azione di pressing alto, che si è sviluppata poi in una gestione paziente del possesso culminata in un cross dal mezzo spazio destro di Kalulu a centro area per la testa di Mckennie. La palla però è uscita di poco al lato.
L’azione sintetizza bene come la Juventus di Spalletti possa riempire bene l’area se riesce a rimanere alta in campo grazie anche all’atteggiamento aggressivo senza palla. Ma è ancora non abbastanza. Cinque minuti dopo arriva il gol della Roma che sblocca la partita. Il gol arriva ancora una volta da un recupero palla di Pisilli. Su una palla contesa in aria nella metà campo della Juventus il colpo di testa di Malen la porta nella terra di mezzo, tra l’uscita di Kalulu e l’aggressione di Pisilli, con l’italiano che vince il duello con un contrasto che gli permette di nuovo di attaccare in conduzione.

È stata l'azione che più ha raccontato il momento di fiducia in cui si trova Pisilli. Il centrocampista romano corre in avanti e scarica su Wesley, trasformando una palla contesa in un'occasione potenziale. C'è però voluta la tecnica e l'incoscienza di Wesley per arrivare al gol.
Subendo gol prima della fine del primo tempo, con uno stadio infuocato contro, la Juventus poteva scivolare in un abisso pericoloso. A tirarla fuori ci ha pensato un gol da antologia di Conceição che, con una volée dal limite dell’area colpita tesissima col collo piede, ha permesso alla squadra di Spalletti di risalire la china mentale della partita.
Il gol però non ha cambiato troppo il canovaccio tattico della partita, almeno nell'immediato. Il gol dell'immediato vantaggio della Roma, da questo punto di vista, è nato nuovamente da un recupero palla - un intercetto sulla trequarti di Pisilli, arrivato su un'azione corale di riaggressione contro Bremer che aveva deciso di uscire in conduzione per forzare la transizione offensiva. Pisilli ha letto il passaggio in verticale del brasiliano e poi ha allargato per Pellegrini. Il numero sette della Roma ha messo il gioco in pausa per un attimo e poi ha servito il movimento dentro il campo di Rensch. È da lì che è arrivato il passaggio in area per la conclusione di Malen deviata in calcio d’angolo.

È stata un'altra conferma di come il gioco di Gasperini si abbini bene alle caratteristiche di Pisilli, ma il centrocampista romano non è il solo. Anche Malen, per esempio, sembra esaltarsi in pressione e ieri è riuscito a recuperare palloni tornando fino a centrocampo. La rovesciata ciccata in area all’ora di gioco, per dire, nasce da un pallone sradicato dai piedi di Thuram in conduzione centrale.
È proprio Thuram a innescare il successivo gol della Roma. Due minuti dopo il francese non esce in pressione su Koné in un momento in cui la Roma sta uscendo dalla difesa palla al piede e su palla scoperta la linea difensiva della Juve non opta per il fuorigioco. Una scelta che si rivelerà sfortunata perché il bel lancio filtrante di Koné trova la corsa in profondità di Malen. In questo momento non c’è forse un centrale in Serie A che riesce a stare dietro all'olandese lanciato in profondità e infatti Malen arriva fino a poter concludere con astuzia contro l’uscita maldestra di Perin. La reattività fisica e mentale di Malen in questo momento sembra incontenibile per la Serie A.

Con il 3-1 di vantaggio sembrava finalmente che la Roma potesse vincere uno scontro diretto con una delle grandi del campionato. Tanto più che il gol era arrivato poco dopo che il cambi di assetto della Juventus, che aveva messo Boga al posto di David. In un contesto avverso, in un’altra situazione al limite, questa volta i subentrati hanno aiutato la Juve. A pochi giorni di distanza dal Galatasaray la scelta per l’ultima mezz'ora di partita di Spalletti è stata la stessa e questa volta ha funzionato: due ali pure come Boga e Zhegrova, Yildiz spostato al centro, e McKennie preposto a inserirsi in area dai corridoi centrali.
La Juventus, insomma, si è disposta in campo nella sua forma più offensiva e ha raccolto i frutti della scelta di Spalletti, approfittando anche di una gestione della Roma non proprio lucida. Roma-Juventus è stata una partita da Champions League anche per questo: in un batter d’occhio l'inerzia della partita è cambiata di nuovo e la squadra che sembrava in controllo è stata punita per una piccola scelta sbagliata.
Il secondo gol della Juventus è nato quando Pisilli ha notato la presenza di Cambiaso dentro al campo mentre il pallone era sulla fascia opposta. Il centrocampista romano ha deciso così di lasciare Yildiz a Ndicka, mentre Celik marcava Boga e Mancini McKennie. Forse poco lucido per la stanchezza, Pisilli non ha seguito Cambiaso fino in fondo, lasciando il terzino della Juventus libero di tagliare in area. Una decisione che ha portato a una serie di scalate disastrosa: Mancini su Cambiaso, Ndicka su McKennie e Celik su Yildiz. Un domino che alla fine ha liberato Boga, che tutto solo in area ha approfittato della respinta sbagliata di Celik sul cross per segnare.

Questa è solo una delle piccole disattenzioni o errori che la Roma ha compiuto nell’ultima fase della partita, che poi sono culminati nel pasticcio in pieno recupero.
Con la Juventus che vuole forzare un’ultima azione spingendo tanti uomini nella trequarti, il subentrato El Aynaoui opta per andare forte a contrasto su Kalulu in un pallone appoggiato fuori area da Zhegrova. Dalla punizione arriva il gol di Gatti che pareggia la partita. Il cross di Zhegrova trova la difesa della Roma in superiorità numerica ma fin troppo piantata e il rimpallo di Ndicka arriva sui piedi di Gatti, smarcatosi abilmente alle sue spalle e reattivo nella conclusione. «Eravamo passivi, fermi anche se piazzati bene», ha detto Gasperini a fine partita.
L’allenatore piemontese sembra consapevole di quanto sia importante per la Roma mantenere la presa mentale sulla partita, di quanto sia facile per i suoi giocatori concedersi passaggi a vuoto e di quanto questo sia stato pagato amaramente contro la Juve. Questo è un passaggio di livello che la Roma deve necessariamente fare per ambire a stabilirsi nella parte altissima della classifica. Perché è ormai chiaro come il progetto di Gasperini abbia posto delle basi solidissime, a cui però manca ancora qualcosa per uscire vincitori dagli scontri diretti. «Andare a +7 sulla Juve sarebbe stato un grande passo avanti, ma siamo ancora lì», ha detto sempre Gasperini a fine partita. «Il rammarico è grande, ma usciamo da una partita straordinaria, non ci deve abbattere bensì dare forza per il futuro. Il bicchiere è mezzo vuoto solo per il gol nel finale, ma la prestazione è da mezzo pieno».
Il bicchiere però è ancora più pieno per Spalletti. Da questa partita il tecnico toscano non solo può tirare un sospiro di sollievo per il pareggio e rispetto alla tenuta mentale della sua squadra dopo un tour de force che l’ha portata al limite ma potrebbe aver trovato una soluzione per l’attacco. Perché tra gli alti e i bassi di David in area di rigore e l'impalpabilità di Openda quando entra in campo, il tridente con Yildiz al centro, due ali pure ai lati e gli inserimenti in area di McKennie permette alla Juve di minacciare pesantemente la difesa avversaria. Il numero 10 bianconero, a differenza di David e Openda, può minacciare realmente la porta col suo tiro dalla distanza e ogni volta che riceve palla sembra trasmettere una scarica elettrica all'azione della sua squadra. «Abbiamo giocatori che possono cambiare la partita in qualsiasi momento: Yildiz ti può sempre fare la giocata, come Zhegrova o Boga che ha intuizioni e qualità», ha detto Spalletti a fine partita. Adesso che la corsa Champions entra nel vivo, il tecnico toscano sembra aver trovato una nuova arma.

