
A inizio stagione era difficile anche solo provare a indovinare una possibile sorpresa in questo campionato. Il Como e il Bologna erano ormai da considerare progetti affermati, e il resto della classe media sembrava in affanno. La Lazio è partita con troppe incognite, visto il mercato estivo bloccato, e anche la Fiorentina aveva avuto un'estate movimentata, che già lasciava presagire una stagione difficile (anche se non così difficile come poi è effettivamente stata).
Praticamente nessuno avrebbe (e ha effettivamente) menzionato fra le possibili sorprese il Sassuolo. Anche qui su Ultimo Uomo, dove forse eravamo stati più ottimisti del clima generale, la possibilità che il Sassuolo potesse assestarsi in una tranquilla metà classifica l'avevamo messa come miglior scenario possibile nella nostra preview stagionale.
Incredibilmente - alla luce delle aspettative all'inizio della stagione - possiamo dire che oggi il miglior scenario possibile è realtà. Anzi, a dirla tutta, la situazione è ancora più rosea visto che il Sassuolo attualmente si ritrova al nono posto in classifica, più vicino alla zona Europa (la Juve sesta in graduatoria, ha 9 punti di vantaggio) che a quella retrocessione (il terzultimo posto, occupato da Fiorentina, Lecce e Cremonese, è a 14 punti di distanza).
Se il Sassuolo si trova in una situazione così comoda il merito è del lavoro fatto in estate dalla società e ovviamente durante la stagione da Fabio Grosso. La squadra emiliana ha deciso di prendere la strada della conferma dei protagonisti della risalita in Serie A, forse perché era convinta che erano fuori scala per la Serie B e sarebbero potuti confermarsi anche nel massimo campionato, puntellando poi con dei rinforzi che si stanno rivelando decisivi.
Ad Armand Laurienté, Andrea Pinamonti, Kristian Thorstvedt e alla bandiera Domenico Berardi sono stati aggiunti profili con esperienza anche internazionale come Ismaël Koné e Nemanja Matić, e profili più giovani ma già testati in Serie A come Jay Idzes e Alieu Fadera. Tutti profili che si sono integrati perfettamente nel modello di calcio voluto da Grosso.
Quella di Sassuolo era una sfida importante per un allenatore che rischiava di rimanere ingabbiato nel ricordo del suo rigore decisivo in finale contro la Francia dopo le precedenti esperienze in chiaroscuro a Brescia e Frosinone, e quella drammatica alla guida del Lione, in Ligue 1.
Una delle sorprese di questa nuova esperienza di Grosso, soprattutto rispetto a molti altri allenatori che passano dalla Serie B alla Serie A, è che ha mantenuto gli stessi principi già utilizzati per centrare il ritorno in A la scorsa estate. Certo, rispetto al Sassuolo visto in B, quello attuale, data la differenza di categoria, fa meno possesso (45% secondo i dati Hudl StatsBomb) anche se non di molto. Questo perché, a dirla tutta, nemmeno in Serie B il Sassuolo aveva dati così alti, almeno per come ha dominato il torneo (52.2%).
Oggi, inevitabilmente, il Sassuolo è più attendista, pronto ad abbassarsi per sfruttare poi in contropiede la velocità e la qualità dei suoi interpreti, soprattutto i suoi esterni d’attacco. Non a caso il PPDA (l’indice che quantifica l’intensità e l'efficacia del pressing di una squadra) è il penultimo del campionato (15.3), davanti solo alla Lazio, a conferma che la squadra di Grosso è una di quelle che preferiscono non disturbare la prima costruzione avversaria.
A conferma di questa prudenza si possono prendere vari dati. Cito per esempio quella della percentuali delle riaggressioni nella metà campo avversaria, che vede il Sassuolo di nuovo penultimo (61%), a pari merito con Pisa e Lazio, e davanti solo al Cagliari.
Il Sassuolo come detto tende dunque a coprirsi in attesa di contrattaccare e lo fa orientandosi verso la zona della palla in un blocco medio o basso, con l’obiettivo primario di occupare gli spazi.

È una soluzione semplice, quella di abbassarsi per creare spazi alle spalle della linea avversaria, ma che si abbina bene alla rosa a disposizione di Grosso valorizzando sia molti dei suoi elementi più difensivi, a partire da Matić, che dei suoi uomini offensivi. L’ex giocatore della Roma, in particolare, riesce a imporsi lavorando come schermo davanti al reparto arretrato, zona dalla quale dirige anche il traffico quando si tratta di impostare.
Matic è di nuovo diventato il cardine della squadra per cui gioca, dopo l'esperienza in Ligue 1 che sembrava averne segnato il definitivo tramonto. Il serbo, lo sappiamo, è molto abile anche a muovere palla, sia con passaggi sul corto che attraverso cambi di gioco. Quando poi Matić viene schermato, ecco che in suo aiuto può arrivare Koné. Entrambi sono in grado di verticalizzare al momento opportuno.
Il Sassuolo cerca di essere il più possibile diretto, che sia costruendo più paziente da dietro o andando in contropiede. Da questo punto di vista ci viene in aiuto la metrica directness di Hudl StatsBomb, che calcola la distanza dalla porta dei possessi di una squadra che si concludono con un tiro, e che vede il Sassuolo al secondo posto dietro al Cagliari, ma anche la pace to goal, che invece ci parla della velocità con cui un'azione si dirige verso la porta avversaria. In quest'ultima metrica il Sassuolo è quarto, dietro a Pisa, Cremonese, Verona e Sassuolo.
L’obiettivo insomma è quello di armare il prima possibile i riferimenti più avanzati. Sotto questo aspetto Grosso ha costruito un 4-3-3 d’altri tempi, fatto di attacchi verticali o di risalita del campo tramite le catene laterali, con rotazioni che coinvolgono mezzali ed esterni avanzati.

Il gioco di Grosso, che tende a privilegiare la verticalità attraverso le associazioni tecniche tra i giocatori, sta esaltando molti dei suoi riferimenti offensivi. Berardi, che sembrava in fase declinante dopo il grave infortunio al tendine d'Achille, sta vivendo una delle sue migliori stagioni realizzative in Serie A con 7 gol segnati e alcuni record storici battuti.
Anche Laurienté, che pensavamo facesse ormai parte del passato della Serie A, è tornato a brillare. Il francese è già molto vicino al suo record di gol nel nostro campionato (al momento è a 5 gol, a due lunghezze di distanza dai 7 segnati nella stagione 2022/23), mentre ha già battuto quello riguardante gli assist (sempre nel 2022/23 ne aveva messi a segno 6, uno in meno dei 7 attuali).

Laurienté sembra cresciuto, e non solo nell'ultimo terzo di campo. Il francese è più consistente quando la squadra si abbassa sotto la linea della palla e difficile da fermare quando poi il Sassuolo risale il campo. Insieme a Berardi, poi, compongono una coppia d'ali che nell'uno contro uno ha pochi rivali in Serie A. Una risorsa anche nei casi in cui il Sassuolo si trova a dover attaccare bocchi bassi. In realtà una delle forze della squadra di Fabio Grosso è quella di avere molti giocatori che possono rompere il gioco di duelli che ormai spopola nel nostro campionato. Oltre a Laurienté e Berardi, si possono citare anche Volpato, che è addirittura primo per dribbling tentati in Serie A ed entra al posto proprio del capitano del Sassuolo, Fadera e Ismail Koné, che tra i centrocampisti veri e propri del nostro campionato ha pochi rivali in questo aspetto (solo Atta, Payero, Akinsanmiro e Sucic tentano più dribbling di lui).
Sulla classifica del Sassuolo pesa anche un certo grado di casualità, se pensiamo che per differenza xG (-0.23 a partita) la squadra di Fabio Grosso è più vicino alla zona retrocessione di quanto la classifica non dica. Non è solo fortuna, però: questo disallineamento è dettato anche dalla qualità della rosa nei due ruoli che tradizionalmente si dicano siano più importanti.
Davanti il Sassuolo infatti gode di un'overperformance offensiva (1.26 gol segnati per 90 minuti da 0.97 xG) che si basa, oltre che sul lavoro di Pinamonti e del nuovo arrivo di gennaio M'Bala Nzola, soprattutto delle già citate grandi stagioni realizzative di Koné, Laurienté e soprattutto Berardi, che ancora una volta si sta dimostrando un fattore in Serie A. L'ala calabrese, anche senza contare i rigori, ha segnato 5 gol da 3.22 xG - uno scarto che lo pone ancora una volta tra i migliori attaccanti del nostro campionato.
In porta, invece, la differenza la sta facendo Arijanet Murić, che sta facendo vedere perché il Sassuolo ci ha puntato la scorsa estate. Se si prende la differenza tra post-shot Expected Goals e gol effettivamente subiti, solo Falcone, Maignan, Provedel e Carnesecchi hanno evitato più gol del portiere kosovaro secondo il modello elaborato da Hudl StatsBomb (6.27). Murić, con la stazza che ha (201 cm per 91 kg), è anche un fattore sulle palle alte, cosa che rende il Sassuolo più sicuro anche nella difesa dei cross.
Arrivati a questo punto della stagione, con l'obiettivo primario della salvezza già raggiunto, davanti a Grosso si pone il solito bivio degli allenatori che hanno già messo tutto il grano in cascina nella prima parte di stagione: usare questi ultimi mesi per sperimentare o provare a puntare ancora più in alto? Il sesto posto occupato attualmente dalla Juventus sembra essere al momento fuori portata ma chissà. In caso Grosso potrebbe motivare il suo gruppo con un record: il sesto posto ottenuto nella stagione 2015/16 dal Sassuolo allenato al tempo da Eusebio Di Francesco che rimane ancora oggi il miglior piazzamento nella storia del club neroverde.