
Quando la tripla di Ivana Dojkic segna il +11 per le padrone di casa il pubblico è in visibilio. Schio non può più rimontare; l’Umana Reyer Venezia parteciperà per la prima volta nella sua storia alle Final Six di EuroLeague Women. Per la Reyer è un traguardo storico: quest’anno è partita dalle qualificazioni e ora ha un biglietto per la settimana più importante della stagione. Per Schio è una sconfitta che brucia più delle altre: una squadra costruita con il chiaro obiettivo di finire tra le prime sei d’Europa è uscita ai play-in per mano della sua più grande rivale, contro cui era data per favorita.
Gara-3 è una partita tesissima, in cui la Reyer vince grazie a una difesa soffocante, che tiene a soli 51 punti un attacco che in Eurolega viaggiava a una media di 74.9 a partita. È un match dove i nervi sono a fior di pelle, con il trash talking ad accompagnare ogni azione, il punto di arrivo di una serie sfiancante, preceduta da due partite decise sempre all’ultimo minuto.
In Gara-1 e in Gara-2 Venezia è andata avanti, ma Schio è riuscita sempre a ricucire: in Gara-1 ha avuto le energie per portarsi a casa il vantaggio, in Gara-2 Venezia ha imparato a non farsi cogliere impreparata e portare la serie in pareggio. Proprio Gara-2 è stata infatti la vera impresa della Reyer in questa serie. Schio nel primo match aveva espugnato il parquet del Taliercio, per cui aveva l’opportunità di chiuderla in casa. Sembrava tutto già scritto: la squadra più forte sulla carta, che aveva vinto tutti i quattro precedenti in stagione, aveva l’opportunità di guadagnarsi l’accesso tra le migliori sei d’Europa davanti al proprio pubblico. Il PalaRomare non è un fattore irrilevante: prima di quel match, Schio in stagione aveva perso in casa solo dall’iper quotato Galatasaray.
La Reyer invece ha dominato a rimbalzo, ha stretto le maglie in difesa, ha approfittato di una serata no ai liberi delle avversarie e si è guadagnata la possibilità di giocarsi la decisiva Gara-3 davanti a un Taliercio al completo, che ha fatto la differenza. Ora, il 15 aprile, Venezia si giocherà l’accesso alle semifinali contro Girona a Saragozza, per guadagnarsi una sfida contro Breanna Stewart e il suo Fenerbahce.
Usare il termine storico per definire il match di martedì sera non è improprio: oltre al valore che ha avuto per la Reyer, la serie ha rappresentato anche la prima volta in cui Schio e Venezia si sono affrontate su un palcoscenico europeo. Due squadre che sono abituate a giocarsi pressoché tutti gli incroci decisivi a livello italiano, stavolta lo hanno fatto su un palcoscenico internazionale, portando la loro rivalità a uno stadio successivo.
Negli ultimi anni infatti la storia del basket femminile italiano si è scritta quasi tutta in quei circa 100 chilometri che uniscono una cittadina industriale del vicentino con l’opulenza dorata della capitale della laguna. Il primo match tra le due squadre risale alla stagione 2002/03, quando la Reyer è tornata in Serie A1: da quel momento le due squadre si sono incontrate per più di ottanta volte, con un grande incremento negli ultimi sei anni. Gli ultimi cinque scudetti sono stati tutti vinti da una delle due squadre, che in tre edizioni si sono scontrate anche in finale. Quattro delle ultime sei finali di Coppa Italia si sono giocate tra loro due, e lo stesso vale per le finali di Supercoppa. Schio e Venezia oggi rappresentano un modello, quello a cui tutte le altre squadre devono fare riferimento. Per gli altri club, oggi qualsiasi possibilità di successo passa dal battere almeno una delle due, se non entrambe, impresa che negli ultimi anni è riuscita solo all’ormai scomparsa Virtus Bologna, nella Supercoppa 2023.
Oltre allo standard che hanno fissato nei confronti delle altre squadre, figlio anche di una disponibilità economica maggiore e più continua, c’è anche e soprattutto quello che una squadra fissa per l’altra di stagione in stagione. Schio-Venezia oggi è diventato il superclassico della pallacanestro italiana, il match da segnare in rosso sul calendario e quello che spesso vale un trofeo. La loro rivalità negli ultimi anni si è consolidata, ed è diventata una costante dello sport femminile italiano. È una rivalità che nasce da due progetti diversi, ed è piena di storie, protagoniste e sfaccettature che la legano a doppio filo al passato, al presente e al futuro della pallacanestro femminile italiana.
I MODELLI
Le squadre che sono oggi Schio e Venezia hanno due storie diverse alle spalle, e incarnano i due modelli che attualmente animano il basket femminile italiano: da un lato una società storica incentrata sul femminile, nata in una piccola realtà di provincia; dall’altro una grande società di pallacanestro maschile che ha investito anche sul femminile a lungo termine, dando vita a un progetto di successo.
Schio è la squadra che più di tutte incarna l’immagine della pallacanestro femminile italiana: domina in campionato da vent’anni e ha rappresentato l’Italia in Europa in moltissime occasioni. Il nome della squadra è inscindibile dal suo title sponsor Famila. Marcello Cestaro, presidente della catena di supermercati che da il nome alla squadra, è anche il presidente del club, e il logo stesso della squadra coincide con quello della catena. Il grande merito di Schio è quello di aver creato un progetto solido a livello nazionale, in grado di essere sempre presente anche a livello europeo, dando all’Italia una presenza pressoché fissa nelle competizioni internazionali. Il punto più alto della sua storia è stato il 2023, quando la squadra ha conquistato la medaglia di bronzo alle Final Four di Eurolega. Il Famila è riuscito a rendere una cittadina di 40.000 abitanti un mercato appetibile per giocatrici di altissimo calibro nel corso degli anni: la squadra di quest’anno conta nomi come quello di Maria Conde e Jessica Shepard, atlete che hanno giocato ad altissimi livelli in campionati ben più quotati di quello italiano, come quello spagnolo o la WNBA.
La Reyer Venezia, invece, è la sezione femminile di un grande club di pallacanestro maschile. La sezione femminile della Reyer esisteva già negli anni ‘40, quando vinse il suo primo scudetto, ma sparì dai radar per gran parte del novecento, fino alla sua rifondazione nel 1998. In questi trent’anni Venezia ha risalito le classifiche e negli ultimi dieci anni è riuscita ad avere una continuità di risultati che l’hanno portata a consolidarsi come la rivale più credibile di Schio. È stata proprio la Reyer, infatti, a intaccare il dominio delle orange in tempi recenti: nel 2020/21 ha vinto il suo secondo scudetto, replicando poi il titolo nel 2024. A livello europeo, tra il 2017 e il 2022 è arrivata per ben tre volte in finale di EuroCup, senza però mai riuscire a portarsi a casa il trofeo. La continuità del progetto Reyer in questi anni è stata data dal nucleo delle giocatorici italiane, che hanno formato la base attorno a cui si è strutturato poi il resto: Francesca Pan, al di là della parentesi a Georgia Tech, è a Venezia dal 2012, Matilde Villa, Lorela Cubaj e Mariella Santucci sono arrivate dopo il primo scudetto e hanno portato la Reyer alla conquista del secondo titolo nel 2024.
LA NAZIONALE
Negli ultimi anni, la presenza di un nucleo di giocatrici italiane forti è stato un fattore anche per Schio, che ha puntato molto sul trio formato da Costanza Verona, Jasmine Keys e Olbis André. Il bronzo della nazionale all’Europeo di quest’estate deve tanto alla rivalità tra Schio e Venezia. Sette delle dodici giocatrici che sono scese in campo ad Atene avevano giocato per uno dei due club nella stagione precedente, per il pre-mondiale della prossima settimana sono dieci su quattordici.
Il confronto continuo a livello nazionale tra Schio e Venezia nelle partite cruciali della stagione ha favorito la crescita di tante giocatrici, che poi hanno portato l’esperienza acquisita in quegli scontri per riuscire, dopo numerosi tentativi, a fare la differenza anche a livello internazionale. Tra i vari fattori che hanno permesso all’Italia di vincere il bronzo c’è stato sicuramente anche il fatto che la nazionale non era più dipendente solo dal talento di Cecilia Zandalasini, perché la numero nove aveva intorno a sé giocatrici a cui poter dare la palla nei momenti decisivi. Questo ha tolto pressione dalle spalle di Zandalasini, e ha dimostrato l’affidabilità di tante nuove giocatrici. I minuti finali di Lorela Cubaj nel match contro la Francia sono stati la perfetta dimostrazione di questo percorso: quando la palla è passata dalle sue mani sono arrivati sempre i due punti, la Francia non è riuscita a trovare una soluzione valida per contenerla. Cubaj era arrivata a Venezia come una giocatrice con vari difetti da correggere, oggi è una delle cestiste più forti d’Europa, sia a livello offensivo che difensivo, nel ruolo di cinque.
Il profondo legame tra i due club e la nazionale contribuisce a caratterizzare la rivalità tra Schio e Venezia, che in conseguenza di questo si sviluppa nel segno di un profondo rispetto reciproco. Prima che essere rivali, le giocatrici sono infatti compagne di squadre che con la maglia della nazionale hanno condiviso spogliatoi, trasferte, delusioni e soddisfazioni sin dagli anni delle giovanili. Prima del match, Francesca Pan e Cecilia Zandalasini sono state immortalate mentre ridevano insieme, in una foto che è diventato un post in collab tra l’account di Eurolega e quelli sia di Schio che di Venezia.
PASSATO E FUTURO
Se loro due rappresentano il presente del basket italiano femminile, Schio e Venezia hanno già al loro interno anche alcune delle atlete che potranno essere i pilastri della prossima generazione di giocatrici nazionali. Matilde Villa, al rientro da un lungo infortunio, è chiaramente il nome più immediato, ma a Venezia c’è da tenere sott’occhio anche la crescita di Isabel Hassan e Emma d’Este. Schio, dal canto suo, ha scelto di puntare sul talento di Carlotta Zanardi, che sta avendo dei minuti importanti anche in Eurolega. La speranza è quella di poter rilanciare anche Ilaria Panzera, ferma per la seconda operazione in dieci mesi, ma con un grande potenziale inesplorato per il futuro delle orange.
I fili che uniscono Schio e Venezia tengono insieme il presente e il futuro del basket femminile italiano su due percorsi paralleli, eppure c’è una giocatrice in grado di riannodarli tutti intorno alla sua storia. Non poteva che essere Venezia a sancire la fine della carriera europea di Giorgia Sottana. Classe 1988, è nata a Treviso, una città che geograficamente sta proprio tra Schio e Venezia. Oggi è una bandiera del Famila, con cui ha giocato dal 2012 al 2017 e poi dal 2020 fino a oggi, e con cui ha vinto sette scudetti e dieci Coppe Italia, ma nel lontano 2003, a farla esordire in Serie A1 a 15 anni e poi in Eurolega a 20, fu proprio la Reyer Venezia. Sottana è rimasta alla Reyer fino al 2011, per poi passare a Schio dopo una breve parentesi di una stagione a Taranto. Venezia è stata la squadra in cui ha iniziato, ed è stata quella che dopo ventitré anni di carriera le ha tolto l’ultima possibilità di vincere quell’unico titolo che manca nel suo palmarès. L’abbraccio finale con Mariella Santucci è l’immagine della storia che scorre davanti ai nostri occhi, la speranza di una nuova generazione che vuole provare a portare il basket italiano femminile dove Sottana e le sue coetanee non sono riuscite, senza dimenticare il valore di chi le ha precedute.
Ci sono ancora un paio di mesi per veder giocare Giorgia Sottana, magari ancora una volta contro Venezia se le due squadre dovessero riuscire a ritrovarsi avversarie in finale scudetto. Lo scudetto, dopo questa sconfitta, è l’obiettivo più importante della stagione di Schio, che ha già vinto Supercoppa e Coppa Italia. Venezia invece ha ancora la possibilità di sognare molto più in grande, anche se ha già regalato al suo pubblico una serata che difficilmente verrà dimenticata. Il Taliercio sold out, così come lo era il PalaRomare in Gara-2, dimostra l’affetto che le due città provano verso i loro club e anche l’importanza che questo derby ha per le rispettive comunità. Non è scontato avere due rappresentanti dello stesso paese a livello così alto in Europa, è ancora meno comune avere due squadre della stessa regione. Il Veneto è la casa del basket femminile italiano, dove è potuta fiorire una rivalità resa ancora più intrigante proprio dalla vicinanza fisica delle due contendenti.
Questa territorialità dà linfa alla rivalità, e non è una cosa molto comune nello sport femminile. In primis, quando nello sport femminile si parla di rivalità si fa spesso riferimento a sport individuali. Il tennis femminile è pieno di questi dualismi: Evert/Navratilova, Williams/Sharapova o le più recenti Gauff/Sabalenka o Sabalenka/Swiatek. A livello di sport di squadra - soprattutto quelli con copertura mediatica minore - è più difficile trovare delle rivalità così forti, se non quelle che derivano da una storia maschile che ha una forza ben radicata in grado di strabordare anche nelle compagini femminili. Ciò accade perché molti di questi sport hanno avuto uno sviluppo solo recente, per cui le rivalità che si innescano non hanno ancora quel portato di tradizione che si è accumulato negli anni e che ha portato alla creazione di veri e propri dualismi culturali. Schio e Venezia, match dopo match, stanno consolidando una rivalità che si nutre della vicinanza geografica tra le due realtà, che aggiunge peso e valore culturale alle sfide, ma che allo stesso tempo si basa sul rispetto e sulla stima reciproca. In questi anni i due club hanno consolidato una rivalità casalinga, ma il passaggio a un livello internazionale come avvenuto in questa stagione è una prima spinta per alzare ancora di più l’asticella, sia in termini di posta in gioco che di crescita delle atlete.